Il ruolo dei Garanti dei detenuti, tra guarentigie e censure

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Nelle scorse settimane sono montate una serie di polemiche (assurde e ingiustificate) sul ruolo del Garante nazionale dei detenuti ed i componenti del suo ufficio. 

Ad una semplice, legittima e trasparente richiesta di chiarimenti sui compiti del personale di Polizia Penitenziaria (sette unità) che in quell’Ufficio lavorano e sul trattamento economico loro corrisposto quando si recano “in missione” ha replicato direttamente Mauro Palma, che ha definito la lettera del SAPPE una vera e propria “aggressione” ed ha auspicato alle Autorità cui la nostra nota era diretta di “conferire alla comunicazione del SAPPE il disvalore che merita”. 

Vi rendete conto? … “Il disvalore che merita”!

Parole gravi e inaccettabili: e tutto, ripeto, solamente per avere posto alcune semplici domande in adesione anche di quanto prevede l’articolo 3 del D.P.C.M. 10 aprile 2019, n. 89 (che ha istituito l’Ufficio del Garante) che, appunto, prevede che l’organizzazione dell’Ufficio sia “ispirata ai principi di efficienza, efficacia e trasparenza dell’attività amministrativa”.

I capitoli di spesa

Tutte le spese di funzionamento, tra le quali quelle per i servizi di missione disposti dal Garante nel territorio nazionale, gravano sui capitoli di bilancio del Ministero della Giustizia. 

Sul punto, il SAPPE è venuto a conoscenza che in plurime occasioni, personale di Polizia Penitenziaria dell’Ufficio Nazionale del Garante sarebbe stato inviato in servizio di missione fruendo per i pernotti di alberghi cinque stelle, quattro stelle o di simili categorie. E questo nonostante la disposizione contenuta nel comma 98 dell’art. 4 della Legge n. 183 del 12 novembre 2011 e s.m.e.i., nella logica dell’esigenza del contenimento della spesa pubblica, ha inteso prevedere che il personale delle amministrazioni statali – compreso quello appartenente al Comparto Sicurezza e ai comparti di lavoro in precedenza esclusi – che venga inviato in missione in ambito nazionale è tenuto ad usufruire, per il vitto e per l’alloggio, delle strutture presenti/disponibili nel luogo dì svolgimento della missione. Ovvero, per il personale dell’Amministrazione Penitenziaria, delle caserme del Corpo. 

Questa normativa è rigorosamente applicata per il personale di Polizia Penitenziaria degli Istituti Penitenziari, che, ad esempio impiegato in servizi traduzione e/o in altri servizi di missione, è tenuto a fruire di caserme spesso al limite delle prescrizioni degli accordi quadro. 

Nella lettera del SAPPE si è quindi evidenziato – “ove rispondente al vero e ove non abbia soggiornato a proprie spese” – che stupirebbe che il personale di Polizia Penitenziaria assegnato all’Ufficio del Garante opti addirittura per hotel cinque stelle o simili, a spese dell’erario, in evidente violazione alle menzionate disposizioni normative ed in contrasto al richiamato articolo 3 del D.P.C.M. 10 aprile 2019, n. 89. 

Di più, sono stati chiesti chiarimenti in relazione al fatto che, mentre il personale di Polizia Penitenziaria assegnato agli Istituti è sempre autorizzato nei servizi di missione ai mezzi tassativamente più economici per l’Amministrazione – con formula rigorosamente impiegata dalla Direzione Generale del Personale e delle Risorse del Dap e dai Provveditorati Regionali – parrebbe che il personale di Polizia Penitenziaria assegnato all’Ufficio Nazionale del Garante fruisca nel territorio nazionale di numerosi accompagnamenti con mezzi di servizio con targa di copertura condotti da relativi autisti del Corpo, con ricorso a prestazioni di lavoro straordinario.

Vietato chiedere spiegazioni

“Domandare è lecito, rispondere è cortesia”, recita l’antico adagio, in questo caso rafforzato dal principio della trasparenza dell’attività amministrativa citato nel richiamato articolo 3 del D.P.C.M. che ha istituito l’Ufficio del Garante.

Ed invece Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti, non l’ha presa bene: ed ha vergato una lettera “di fuoco”, quella con la quale auspica che le varie Autorità a cui è diretta – Ministro della Giustizia, Capo di Gabinetto, Capo del DAP – diano alla lettera del SAPPE “il disvalore che merita”! 

Ha scritto che, in base alla legge istitutiva del Garante nazionale – proprio quella che all’articolo 3 prevede la trasparenza dell’attività amministrativa… – “tutto il personale assegnato all’Ufficio del Garante nazionale, indifferentemente dal comparto di provenienza, delle Funzioni centrali o di Polizia, è personale che ‘opera alle esclusive dipendenze del Garante’. Ne consegue che tale personale, nella sua interezza, non è più direttamente rispondente alle disposizioni delle Amministrazioni da cui proviene a partire dal momento dell’assegnazione all’Ufficio del Garante nazionale. Del resto, il personale di Polizia penitenziaria assegnato al Garante non esercita le funzioni proprie della Polizia Penitenziaria e, quindi, non è soggetto alle condizioni tipiche dell’esercizio di tali funzioni, bensì a quelle comuni allo staff dell’Istituzione, senza differenze di sorta con gli altri componenti”. 

Personale fuori ruolo?

Ma Palma non ha chiarito se il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria impiegato presso l’Ufficio nazionale del Garante dei Detenuti si trovi nella posizione di “comando” o “fuori ruolo”, se ha restituito tesserino e pistola prima di prendere servizio nell’Ufficio del Garante (visto che non eserciterebbe “le funzioni proprie della Polizia Penitenziaria”) e come possa essere spogliato dalle funzioni di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza proprie degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziari. Ed ha giustificato il pernottamento dei “suoi” poliziotti presso strutture alberghiere più o meno stellate in luogo delle caserme del Corpo, alle quali invece devono ricorrere tutti i poliziotti penitenziari in servizio di missione, in questa maniera: “l’osservazione che chi esercita compiti di controllo, anche attraverso visite non annunciate, non può condividere le strutture residenziali dei ‘controllati’, quantomeno per ragioni di indipendenza, logica e di opportunità, è di per se decisiva a chiudere la questione”. 

Per poi concludere la missiva con lo sgradevole richiamo al “disvalore” (secondo lui) verso chi ha avuto l’unica “colpa” di chiedere solo ed esclusivamente dei chiarimenti. 

Le altre polemiche

Le risposte di Palma non convincono, ma ad esse è seguita un’altra vibrata polemica dopo la pubblicazione di un articolo di Giovanni Bianconi (Corriere della Sera del 5 dicembre scorso) nel quale si dava notizia dell’iniziativa del Garante nazionale dei detenuti Palma di chiedere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiegazioni sulle finalità e le modalità di preparazione del video ‘Polizia, oltre il penitenziario’ “molto «fisico», nel quale non si vede mai il carcere né il lavoro negli istituti con le persone recluse” – essendo egli “preoccupato per la visione che se ne ricava della funzione degli agenti di custodia e il tipo di approccio al loro lavoro”.

La replica del Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, non si è fatta attendere. 

Secondo il leader del SAPPE “il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, alimenta una polemica sterile e senza senso sul personale di Polizia Penitenziaria dopo aver visto sui social network il video di una esercitazione formativa, autorizzata dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia e che si è svolta in tre edizioni da giugno a novembre, che era ed è di carattere medico ovvero di primo soccorso, ossia principalmente e prevalentemente per mettere il personale nelle condizioni di poter soccorrere gli altri. In buona sostanza, il Garante ha guardato il dito (la parte operativa) e non la luna (l’oggetto del corso) e questo dimostra inequivocabilmente la pretestuosità dell’intervento, chiaramente indirizzato CONTRO la Polizia Penitenziaria, cosa che il Garante sta facendo sistematicamente – non è un caso che il Garante in ogni procedimento giudiziario contro poliziotti penitenziari si costituisce parte offesa… – e quindi anche contro coloro (e non sono pochi!) che lavorano nell’ufficio del Garante pur rimanendo in forza al Corpo”. 

E Capece non le ha certo mandate a dire a Palma: “Non sapevo che il Garante nazionale del detenuti  Palma avesse tra le proprie prerogative anche quella di valutare e giudicare l’immagine del Corpo, visto che pressoché mai abbiamo sentito la voce sua e degli altri membri del Collegio e dell’Ufficio del Garante (che per altro svolgono il loro lavoro lautamente pagati dalle casse dello Stato come parlamentari, non essendo attività gratuita o volontaria…) in solidarietà alle centinaia e centinaia di appartenenti alla Polizia Penitenziaria aggrediti, feriti, sequestrati, contusi, insultati e offesi – non solo verbalmente ma anche con lanci di feci, urina e sangue – da detenuti. E’ del tutto evidente che chi è contro la formazione e l’aggiornamento della Polizia Penitenziaria ci vuole impreparati e quindi inermi nei confronti dei detenuti. È arrivato il momento di stabilire chi è con la polizia penitenziaria e chi è con i detenuti CONTRO la polizia penitenziaria! Riteniamo necessario coinvolgere l’opinione pubblica e gli elettori per capire se davvero il popolo italiano vuole avere una figura del genere o se questa è soltanto espressione di una limitata parte politica. Se necessario proporremo una legge di iniziativa popolare o un referendum abrogativo per sopprimere la figura del Garante Nazionale, visto che ai detenuti delle carceri italiane sono assicurate e garantite ogni tipo di tutela, a cominciare dai diritti legati all’integrità fisica, alla salute mentale, alla tutela dei rapporti familiari e sociali, all’integrità morale e culturale”. 

“Diritti per l’esercizio dei quali”, ha concluso Capece, “sono impegnati tutti gli operatori penitenziari, la Magistratura ed in particolare quella di Sorveglianza, l’Avvocatura, le Associazioni di volontariato, i parlamentari ed i consiglieri regionali (che hanno libero accesso alle carceri), le cooperative, le comunità e tutte le realtà, che operano nel e sul territorio, legate alle marginalità. E particolarmente preziosa, in questo contesto, è anche l’opera svolta quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità. Con buona pace di taluni garantisti ‘a senso unico’”.

Come il SAPPE, anche altre Organizzazioni sindacali del Corpo di Polizia Penitenziaria hanno criticato aspramente le parole del Garante dei detenuti. 

E con il SAPPE si sono schierati anche il leader della Lega Matteo Salvini e la redazione de Il Giornale

“Un abbraccio e un ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria: sono sotto organico e lavorano in condizioni difficili, rischiando aggressioni da parte dei carcerati più violenti. Eppure, il Garante dei Detenuti ha scritto al Guardasigilli per chiedere informazioni su un video – girato nel penitenziario milanese di Opera – che sintetizza l’addestramento di chi ha l’onore e l’onere di indossare la divisa, esprimendo addirittura preoccupazione per la visione che se ne ricava della funzione degli agenti di custodia e il tipo di approccio al loro lavoro”. 

“Solidarietà alla Polizia Penitenziaria: in un Paese normale ci si scandalizzerebbe per le aggressioni alle Forze dell’Ordine, che invece vengono attaccate di continuo”, ha detto alla stampa Salvini.

Le precisazioni dell’Omnia Secura Accademy

La redazione de Il Giornale ha invece ascoltato Vincenzo Vanni, della Omnia Secura Accademy che ha erogato il corso che ha sollevato le preoccupazioni di Palma. Vanni è stato molto chiaro: “intanto non si tratta di uno spot generico, ma di un video che racconta una attività autorizzata dal provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia e che ha visto coinvolti alcuni ispettori (‘gente non di primo pelo’) del carcere di Opera. Il tutto in maniera gratuita (‘lo facciamo per aiutare le istituzioni’) e sotto la direzione del Commissario Coordinatore Amerigo Fusco. Inoltre non c’è nulla di militaresco, anzi. Si tratta di un corso di medicina tattica, cioè di soccorso sanitario dedicato alle forze di polizia”

Gli agenti hanno seguito lezioni teoriche e poi si sono addestrati nelle tecniche di estricazione di un ferito in un contesto di scontro a fuoco. Si simula uno scenario in cui un operatore viene ferito da un proiettile o da un’arma bianca e gli agenti devono portarlo via. 

In caso di sparatoria devono prima mettere in sicurezza lo scenario, dunque disarmare il ferito e portarlo via di peso in una zona dove possa essere soccorso. 

Devono quindi saper controllare le emorragie massive ai quattro arti, gestire i kit dedicati e diversi presidi.

E la CGIL ancora parla di polizia … 

Al fianco di Palma si è schierata la Funzione Pubblica Cgil, che, con lo slogan di “isolare chi è contro la Costituzione” (sic!) – e chi lo sarebbe, di grazia? – ha espresso preoccupazione perché “le posizioni più retrograde di alcuni sindacati di Polizia Penitenziaria rischiano di vedersi rafforzate, non isolate, da scelte organizzative dell’amministrazione penitenziaria poco coerenti con la missione che la Costituzione assegna ad essa e che appaiono come la definitiva consegna del sistema penitenziario italiano all’esclusiva funzione di custodia e repressione della popolazione carceraria”. 

Detto da chi scese in piazza per il disarmo della polizia … 

10, 100, 1000 garanti …

Oltre a loro, con Palma si è schierata anche una parte dell’associazionismo del volontariato (taluni peraltro neppure coinvolti regolarmente nelle tematiche penitenziarie), garanti regionali-provinciali-comunali dei detenuti. E sì, perché ad affiancare tutte le persone, gli organi e gli organismi esistenti a tutela della corretta esecuzione della pena, si è pensato bene di prevedere, oltre al garante nazionale, anche il garante comunale, il garante provinciale ed il garante regionale, tutti autonomi ed indipendenti, che – per ora – sono solo “l’irrilevante” numero di 69 – taluni anche con significative esperienze detentive, come l’appena nominato garante del Comune di Napoli – ma che, potenzialmente, potrebbero superare gli 8.000 (ottomila). 

Si pensi che solo a Milano (oltre come già detto alla magistratura di sorveglianza e alle decine di associazioni) esistono ben 4 (quattro) garanti dei detenuti: nazionale, regionale, provinciale e comunale. 

In pratica uno per ogni carcere meneghino (compreso il minorile).

In un comunicato stampa, alcune di queste – Antigone, A Buon Diritto Onlus, Arci, Associazione 21 Luglio, Cittadinanzattiva, Asgi, Certi Diritti, Rete Lenford, Avvocatura per i diritti Lgbti, Progetto Diritti, Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili -, “nel ribadire la nostra fiducia a Mauro Palma e l’intero collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà” hanno condannato “con fermezza gli attacchi a lui mossi da chi non ha a cuore la tutela dei diritti umani”.

Quindi, secondo questi signori, chi come il SAPPE sostiene che il Corpo di Polizia Penitenziaria è composto da donne e uomini in divisa che rappresentano ogni giorno lo Stato nel difficile contesto penitenziario, nella prima linea delle sezioni detentive, con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità, salvando le vite i detenuti che tentano il suicidio, “non ha a cuore la tutela dei diritti umani”? 

 

O, come dice la Cgil, lavorerebbe per la “definitiva consegna del sistema penitenziario italiano all’esclusiva funzione di custodia e repressione della popolazione carceraria”?

 

 

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Roberto Martinelli

Nato a Genova il 29 maggio 1968 Vice Ispettore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in scienze dell’educazione. Giornalista pubblicista. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Consigliere Nazionale dell’Anppe Responsabile dell’Ufficio Stampa della Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Consigliere Nazionale e Componente del Comitato Scientifico dell’Accademia Europea Studi Penitenziari.

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