In carcere non si può scegliere di morire (parte seconda)

0
Share.
Vuoi essere aggiornato con tutte le VIDEO-NOTIZIE? Iscriviti al nostro canale!

Questi fatti dovrebbero far riflettere e fare insorgere tutto il mondo penitenziario, dalla Polizia Penitenziaria agli educatori, dai direttori ai medici che operano all’interno degli istituti di pena … e invece niente.

Perché gli operatori penitenziari devono avere la responsabilità della salute, e quindi la responsabilità di tenere in vita a tutti i costi un detenuto ammalato e sofferente che per sua libera scelta vuole porre fine ai suoi tormenti togliendosi la vita, mentre la società cosiddetta “civile” non fa nulla per aiutare queste stesse persone, sofferenti nel corpo e nell’anima, quando fuori dal carcere si tolgono la vita nell’indifferenza generale?

La paura di essere stritolati da una vicenda giudiziaria, che ti avvolge tra le sue spire come un boa constrictor, e di buttare a mare anni di sacrifici e il proprio patrimonio personale determina una specie di scarica barile delle responsabilità, per cui nessun operatore penitenziario vuole prendersi la benché minima responsabilità, iniziando dai medici e dagli psicologi.

Un detenuto durante un colloquio ammette di aver pensato al suicidio? Il medico, lo psicologo, lo psichiatra immediatamente propongono la sorveglianza a vista, tanto chi la deve fare è la Polizia Penitenziaria (già a corto di uomini ma che, a costo di grandi sacrifici, la deve assicurare pur non rientrando questa nei propri compiti istituzionali).

Un detenuto ha forti dolori allo stomaco? Immediatamente il medico dispone il ricovero urgente poiché in imminente pericolo di vita … (se questo muore la colpa sarebbe mia? … pensa il medico). Risultato: arriva al pronto soccorso in codice verde e, dopo qualche ora, viene riportato in istituto perché, magari, aveva una piccola colica, accompagnato da vari commenti negativi dei dottori del triage sulla professionalità del medico che lo ha mandato in ospedale.

Un detenuto fa casino in sezione, aggredisce, minaccia di dare fuoco? Lo si porta in isolamento? Non sia mai! Il Direttore può anche non ratificare l’art.78 del regolamento di esecuzione all’O.P. perché, se si ammazza il detenuto in isolamento, chi lo paga? Non lo può pagare di certo il Direttore … meglio il Comandante o l’Ispettore che comunque ha agito per garantire la sicurezza in Istituto …

E così nascono gli staff multidisciplinari al fine di spalmare la crema di cetriolo su più figure professionali. Insomma, un’Amministrazione Penitenziaria che si avvita su se stessa per la paura da parte degli operatori di essere denunciati e finire in Tribunale.

E la politica attuale, tutta tesa a riempire le carceri (e la bocca di parole demagogiche) tace.

Ma tacciono anche i nostri vertici penitenziari che, ultimamente, hanno saputo solo partorire circolari scellerate come quella scatena rivolte della TV spenta a mezzanotte, ma che non si cura di tutelare i propri figli lasciati alla mercè di familiari e avvocati pronti a sbranarti in caso di suicidio di un detenuto, anche se questo, in vita, era stato rifiutato dalla sua stessa famiglia e abbandonato a se stesso.

Torna alla Home

About Author

Avatar

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp