In memoria dell’Agente di Custodia Pietro Cerulli assassinato dalla mafia il 13 luglio 1980

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Pietro Cerulli, Agente di Custodia
Napoli 26 maggio 1950 – Palermo 13 luglio 1980

In servizio presso la Casa Circondariale di Palermo, la sera del 13 luglio 1980 l’Agente Pietro Cerulli mentre rincasa al termine del turno di servizio, rimaneva vittima di un attentato teso da due individui armati di lupara e pistola cal. 38. Le modalità dell’esecuzione e l’uso delle armi hanno ricondotto l’omicidio a un attentato di stampo mafioso. L’Agente Cerulli è stato riconosciuto “Vittima del Dovere”.

Con Decreto del Capo del Dipartimento del 7 febbraio 2018 all’ Agente Cerulli è intitolata la Casa Circondariale di Trapani.

 

Articolo da La Stampa del 16 Luglio 1980

Agente di custodia all’Ucciardone è ucciso in un agguato sotto casa

La vittima fulminata con quattro rivoltellate mentre rientrava di notte
S’allunga la catena dei delitti maturati nel carcere di Palermo

All’Ucciardone c’è clima di paura, dopo l’assassinio, domenica, dell’agente di custodia Pietro Cerulli. Per ucciderlo l’hanno atteso a mezzanotte sotto casa, un alloggio popolare nel rione «Villa Tasca». Da una «131» sono stati esplosi parecchi colpi di rivoltella: il medico legale ha contato quattro proiettili, tutti con effetti mortali e sparati da due pistole diverse. L’automobile dei «killers» è stata rinvenuta abbandonata poco distante. Non c’è un indizio, non si sospetta in modo particolare di qualcuno. «Sto vivendo un incubo che mi atterrisce», ha detto ieri mattina la vedova, Raffaella, 27 anni, durante la messa funebre nella chiesa di Santa Lucia davanti al carcere. La salma dell’agente dì custodia, più tardi, è stata avviata a Miano (Napoli) per essere sepolta nella tomba di famiglia. Ma all’Ucciardone che cosa sta succedendo? Il brigadiere Attilio Bonincontro fu ucciso a rivoltellate il 1″ dicembre 1977: era considerato un «duro» e i detenuti non lo sopportavano. Il 6 agosto 1979 Antonio Angiulli, guardia di custodia, subì un pestaggio come mai ne erano accaduti nel carcere. Motivo? Ripicche, antipatie, piccole beghe tra Angiulli e un gruppo di reclusi. Il 28 successivo fu rapito (e certamente è stato ucciso) il vicecomandante del corpo degli agenti carcerari, maresciallo Calogero Di Bona; tre giorni dopo fu accoltellato l’agente Giuseppe Scozzarello. Dopo quell’agosto, la situazione all’Ucciardone sembrò tornare calma sia pure entro i limiti di una prigione vecchia e maltenuta dove i 750 detenuti vivono in condizioni non certo ideali. Settecentocinquanta detenuti: tra loro anche Leoluca Bagarella, luogotenente del capomafia Luciano Liggio, che però non dà confidenza agli altri e non è loquace. Pietro Cerulli era spesso di turno nell’ottava sezione dov’è rinchiuso Bagarella. Ma, probabilmente, è soltanto un coincidenza: in effetti nessuno tra gli investigatori ritiene che un uomo come Bagarella sia disposto a far uccidere un agente carcerario magari per uno sgarbo. «La verità — commenta un avvocato che, per via della professione, frequenta l’Ucciardone —è un’altra: là dentro ci sono alcuni piccoli pesci e parecchi malandrini di scarso livello che cercano di farsi grandi soprattutto a spese dei giovani». L’ultima volta che, prima di questo nuovo delitto, si era parlato dell’Ucciardone fu in gennaio quando il direttore dell’infermeria, il dottor Francesco Paolo Salmeri, venne sospeso dall’incarico e quattro medici che collaboravano con lui furono sottoposti a procedimenti disciplinari per presunti casi di favoritismi nei confronti di detenuti segnalati loro da «amici». a.r.

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