Intervista Francesco Basentini: aggressioni,droga,cellulari e stipendio detenuti

0
Share.
Vuoi essere aggiornato con tutte le VIDEO-NOTIZIE? Iscriviti al nostro canale!

Il capo del Dap: “Il possesso di sostanze è giudicato penalmente non rilevante. Le celle aperte? Una misura che ha creato il caos”. Magistrato, classe 1965, originario di Potenza, Francesco Basentini è dal giugno dello scorso anno a capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

Dottore, ci faccia capire: i detenuti che aggrediscono la Polizia penitenziaria hanno conseguenze penali?

“Certo, il reato che viene contestato loro può essere di resistenza o minaccia e violenza a pubblico ufficiale. Se poi l’aggressore ferisce il poliziotto, sotto il profilo penale si parla anche di lesioni aggravate. In termini di sicurezza per l’istituto e per l’agente, ho dato disposizioni perché quando accadono questi episodi, il detenuto venga trasferito in un altro carcere. Non è per voler adottare una linea dura, ma per dare un messaggio molto chiaro”. (Leggi Articoli sulle aggressioni a Poliziotti penitenziari)

Quindi c’è un aggravio della pena detentiva?

“Bisogna sempre aspettare i tempi delle indagini e di un processo. Non c’è un aumento automatico della pena. Ci vogliono anni, nel frattempo il detenuto può uscire dal carcere”.

Allora funziona ben poco come deterrente…

“Per questo, lo scorso anno il Dap aveva proposto una modifica normativa: chiedevamo che un detenuto non possa beneficiare di misure alternative se aggredisce non solo poliziotti, ma anche personale medico e infermieristico all’interno di un istituto penitenziario. La commissione parlamentare non l’accolse perché la considerò non “afferente” alla materia oggetto del decreto Sicurezza”.

Con le celle aperte, il lavoro degli agenti costretti alla vigilanza dinamica è diventato più difficile e molto pericoloso. Tanti vorrebbero tornare al regime precedente…

“Il sistema, eccellente sotto il profilo virtuoso ma aggiungo anche virtuale, va rivisto. Non ha funzionato fin dall’inizio perché quello che doveva essere un esperimento per concedere più spazio, cioè anche il corridoio, al detenuto costretto in celle superaffollate, è stato poi applicato senza alcuna direttiva dipartimentale. Si è lasciato fare ai singoli direttori di istituto, con il risultato che c’è una miriade confusa, psicotica di modelli di celle, aperte tre, cinque, dieci ore al giorno. Addirittura nelle sezioni dove ci sono detenuti in alta sicurezza”.

Che cosa pensa di fare?

“Dal mio punto di vista, la cella aperta deve essere la tappa di un percorso premiale, al quale il detenuto può accedere solo dopo un periodo di osservazione. Deve dimostrare, con il suo comportamento, di meritare di passare alla sezione celle aperte. È impensabile metterci subito tutti Quelli che entrano in carcere. Che cosa fanno tutto il giorno, senza che sia stato programmato per loro un lavoro, un’occupazione? Senza che sappiamo di quali disturbi soffrono? Capisce, però, che non sarà facile tornare al sistema celle chiuse adesso che tutti le hanno spalancate con modalità diverse”.

C’è poi l’emergenza detenuti con problemi psichici, che finiscono in carcere perché le Rems sono poche e insufficienti. Peggiorano, non vengono curati e fanno andare fuori di testa anche i poliziotti…

“La maggior parte dei comportamenti aggressivi sono collegati a stati di disagio psichico, oltre agli agenti ne sono vittime gli altri detenuti. Il problema della sanità penitenziaria è gravissimo, non coinvolge solo le patologie psichiatriche ma tutta la salute del detenuto. Dal 2008 non abbiamo più personale, medici nostri, tutto è delegato alle Regioni e dipendiamo dalle disponibilità delle varie aziende sanitarie. Bisogna coinvolgere il ministero della Salute, se non si possono ampliare le Rems sicuramente impegnative anche per noi, perché devono essere presidiate da poliziotti penitenziari – e già ne abbiamo pochi – deve essere assicurato un “repartino”, come viene detto, in ogni ospedale. Pochi posti, da garantire ai detenuti che soffrono di problemi psichiatrici e che vanno gestiti da una struttura clinica” (REMS APPROFONDIMENTO).

Parliamo di droga e cellulari che entrano negli istituti penitenziari: i detenuti vengono riforniti senza controllo e rimangono impuniti?

“Il Dap procede a trasferire pure loro per motivi di sicurezza. Il paradosso è che il detenuto trovato in possesso di un cellulare non affronta nessuna conseguenza penale. Avevamo proposto la configurazione di reato, pure questa non è stata accolta. Torneremo alla carica. Non viene sanzionato nemmeno chi si droga, la detenzione per uso personale non è “rilevante penalmente”. Lo so, è terribile perché la presenza di droga e cellulari in carcere diventa strumento di potere. Il dipartimento, lo Stato devono fare una battaglia di valori in questo senso” (Microcellulari che entrano in carcere).

Fumo passivo, altra questione aperta. Perché in carcere è possibile accendersi la sigaretta ovunque?

“Sarebbe un atto di civiltà evitare il consumo di tabacco, ma se dovessimo proibire il fumo può immaginare che cosa succederebbe nelle carceri. Quando l’estate scorsa venne prese l’iniziativa di non consentire l’uso delle televisioni dopo la mezzanotte, successe il finimondo. Ho dovuto revocare quella misura. Capisco le esigenze del personale, che sconta una “detenzione” nascosta e che avrebbe il diritto di non inalare il fumo diluito in un ambiente chiuso, capisco che la salute sia cosa diversa dal guardare la tv, ma i cambiamenti vanno fatti con grande attenzione”.

Il Sappe sostiene che un detenuto arriva a guadagnare quasi come un agente. È vero?

“Non è materialmente possibile. La mercede, il compenso per le attività svolte in istituto, dietro assunzione a tempo determinato, non è superiore ai 2.3 di uno stipendio previsto da contratto collettivo nazionale per le singole categorie. Neppure mi risulta che ci siano cooperative che super-pagano lavori affidati ai detenuti all’interno del carcere”.

Torna alla Home

About Author

Avatar

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp