La fortuna di essere detenuti in Italia

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Ormai le carceri italiane attirano i delinquenti di mezzo mondo.

Ragazzi che compiono delitti orribili, che negli Stati Uniti o in Gran Bretagna sarebbero trattati col massimo del rigore, in Italia prendono un piccolo buffetto sulla guancia, con tutta una serie di associazioni ed Istituzioni

pronte a mettersi a loro completa disposizione.

Così un ragazzo arrestato per associazione mafiosa, dal carcere minorile di Bari fa sapere che non vede ora di uscire dal carcere per stare con i genitori, salvo poi ritrovarlo tra qualche tempo dall’altra parte di via Giulio Petroni, e cioè corso Alcide De Gasperi (casa circondariale), tra il disinteresse generale.

Ieri a Bari una schiera di importantissime autorità politiche ed amministrative nazionali e regionali, a partire dal Presidente della Camera e dal Ministro della Giustizia, hanno varcato il cancello del carcere minorile di Bari, per toccare con mano la triste realtà di queste anime che soffrono le pene dell’inferno.

Alle autorità presenti, il Sappe – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – vorrebbe ricordare anche la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria sia per il Fornelli che per le strutture per adulti della regione. Il Sappe vorrebbe evidenziare che Bari è l’unico capoluogo di regione in cui non c’è un posto fisso all’aeroporto. Il Sappe vorrebbe sottolineare che mancano supporti psicologici anche agli operatori penitenziari (è di appena ieri l’omicidio/suicidio di un poliziotto penitenziario a Foggia).

Tutte cose che dovrebbero essere ben note, perché denunciate giornalmente, dai sindacati.

Comprendiamo che nulla importa se quegli stessi ragazzi hanno ucciso, stuprato, rapinato, aggredito poliziotti, creato caos di ogni genere … sono pecorelle smarrite del Signore che si cerca di riportare all’ovile.

Certo, non sono come quegli sfigati di bravi ragazzi che per anni si alzano presto la mattina per studiare, o come le loro famiglie che fanno sacrifici immani per mantenere i figli agli studi e poi alla fine, dopo decenni di duro impegno, sono costretti anche a mettergli in tasca dei soldi.

Bravi ragazzi sfigati che non hanno efficienti assistenti sociali, educatori, associazione di ogni genere pronti a sostenerli ed aiutarli.

Ma se lo meritano … perché sono bravi ragazzi. In Italia la maggior parte dei bravi ragazzi se vogliono un aiuto, un lavoro, un po’ di dignità (non il reddito di cittadinanza) sono costretti a lasciare la loro terra.

La giusta punizione per aver deciso di essere onesti … se avessero commesso qualche reato avrebbero avuto tante persone pronte ad aiutarli e, se particolarmente fortunati, avrebbero potuto vedere da vicino il Papa, il Presidente della Repubblica e chissà quante altre persone famose …

In altre parole, l’articolo 27 della Costituzione (molto gettonato da certa politica e certi mass media) funziona a meraviglia, tutto il resto, a partire dall’articolo 1, chissenefrega.

In questi ultimi tempi, si sprecano le lettere che i detenuti, soprattutto stranieri, mandano a giornali e televisioni per lamentare la fatiscenza delle carceri, i soprusi (che il più delle volte soprusi non sono), la mancanza di assistenza sanitaria e il mancato rispetto dei loro diritti.

Sicuramente è così … ma crediamo stia peggio chi dorme sotto i ponti o nei cartoni delle stazioni, così come per un normale cittadino ci vogliono mesi per fare determinate visite specialistiche o esami clinici, a differenza dei detenuti che hanno molte corsie preferenziali.

Si pensi ancora che un poliziotto penitenziario prende uno stipendio di 1400 euro al mese per essere sottoposto a turni di lavoro massacranti e pericolosi, con la prospettiva di essere aggredito e malmenato oppure di essere infettato da malattie contagiose (HIV, epatite, scabbia …) e che alcuni detenuti, che fanno i cuochi o un altro lavoro in carcere, riescono a guadagnare la stessa cifra.

Potremmo continuare con altri esempi, perché l’elenco è molto lungo, ma preferiamo limitarci ad invitare il Presidente Fico e il Ministro Bonafede a fare una riflessione: negli anni novanta gli stranieri nelle carceri italiane erano circa cinquemila, pari al dieci per cento della popolazione detenuta, nel 2019 si sono quadruplicati arrivando a ventimila, superando il trenta per cento del totale.

Al di là dell’aumento dei flussi migratori, ma non sarà, forse, perché in Italia la giustizia non funziona tanto bene e le carceri nostrane non sono poi così brutte e cattive?

… la fortuna di essere detenuti in Italia.

 

Federico Pilagatti

 

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