La lametta ingerita, gli spari, il sangue. I detenuti provano a rubare le pistole alla polizia

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Terni, gli evasi tentano di disarmare gli agenti. Due fori di proiettile sulla Peugeot usata per scappare, uno è ferito a un ginocchio

il tentativo di rubare la pistola alla polizia penitenziaria, gli spari, il sangue, le sgommate con l’auto rapinata. L’evasione dall’ospedale – finita miseramente – dei detenuti Alessio Cesarini e Luigi Abate è raccontata nell’ordinanza del gip ternano Federico Bona Galvagno che ha rispedito in carcere i due all’esito dell’interrogatorio di garanzia. Ad Abate (cosentino di 51 anni) e Cesarini (romano, 34) la Procura contesta i reati di evasione aggravata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, rapina aggravate e lesioni aggravate.

evasione terniLa lametta ingerita Martedì vengono accompagnati nella struttura detentiva dell’ospedale Santa Maria di Terni: Abate per patologie di natura oculistica, il ‘compare’ invece perché ha ingerito una lametta. Approfittando di un momento di distrazione e della camera di degenza aperta i detenuti aggrediscono gli agenti della penitenziaria con calci e pugni. Provano anche a «disarmarli ma senza successo». «Spostati, altrimenti ti ammazzo» è la minaccia che viene rivolta a un’infermiera mentre dal primo piano, di corsa, raggiungono il piazzale dell’ospedale dove vedono una Peugeot con due donne a bordo. Fanno di tutto per farle scendere e impossessarsi dell’auto: tirano loro le gambe, una viene perfino morsa a una mano, trascinate fuori con le cattive. Abate monta al posto di guida e la manovra è talmente veloce che Cesarini neppure riesce a salire. Viene sbalzato fuori, cade a terra davanti alla portineria e lì arrestato. Ci sono degli spari.

La corsa è finita La Peugeot sfreccia lontano dal parcheggio, imbocca contromano la corsia di emergenza delle ambulanze e guadagna la superstrada. Nel frattempo vengono allertate le varie centrali operative e sarà la polizia stradale, a qualche chilometro di distanza, nei pressi di un distributore di benzina della Ss 675 umbro-laziale, a bloccare Abate. «Un’auto uguale alla descrizione data dalla nota di ricerca – si legge nel verbale – era entrata nell’area di servizio. Ha spento i fanali per tentare di nascondersi nel retro – appuntano gli agenti – abbiamo notato la manovra e ci siamo avvicinati». Abate si arrende. Perde sangue da un ginocchio. La sua corsa è già finita.
Due ‘buchi’ sull’auto La Peugeot è danneggiata: «Due fori di arma da fuoco (uno sulla portiera anteriore destra e l’altro sul cofano motore, finestrino anteriore destro frantumato». Nell’abitacolo ci sono evidenti tracce di sangue. Il fuggitivo è ferito a una gamba. Viene richiesto l’intervento del 118 perché racconta di «essere stato ferito all’altezza del ginocchio da un colpo da fuoco».
Condannati definitivi «L’arresto – scrive il gip – è pienamente giustificato dalla gravità dei fatti e dalla evidente pericolosità dei soggetti». Chi sono? Due condannati con sentenza definitiva: Abate per rapina, Cesarini invece per evasione, rapina e ricettazione. «Gli indagati – prosegue Bona Galvagno – hanno tentato di sottrarre le armi agli agenti della polizia penitenziaria addetti al loro piantonamento in ospedale, per fortuna senza riuscirci. Hanno dimostrato di avere un’indole particolarmente violenta e spregiudicata e non hanno avuto remore ad aggredire le forze dell’ordine e il personale medico denotando una concreta, attuale e spiccata propensione a delinquere». Abate è difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni, Cesarini invece da Donatella Panzarola e Christian Giorni.

Fonte: umbria.it

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