La prima emergenza nelle carceri è la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici

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Da qualche tempo, più precisamente da quando hanno chiuso gli  O.P.G. (gli ospedali psichiatrici giudiziari) le carceri pugliesi, così come quelle di tutta Italia, si sono riempite di detenuti affetti da gravi problemi psichiatrici.

Ormai in ogni carcere della regione, da Foggia a Lecce, da Bari  a Taranto, decine e decine di detenuti con gravi problemi psichiatrici vengono ospitati  normalmente nelle sezioni detentive,   e spesso sono ubicati nelle celle con altri detenuti che non hanno le stesse difficoltà.

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Ciò ha comportato problemi ben più gravi del sovraffollamento stesso, perché questi detenuti  hanno bisogno di una particolare assistenza sanitaria, continua e professionale.

Invece, nella stragrande  maggioranza dei casi, questi detenuti sono lasciati soli a se stessi, con  infermieri che si fanno vedere solo per somministrare la terapia  e con medici psichiatrici che, quando va bene, li visitano per qualche minuto al giorno.

Di conseguenza, i poliziotti penitenziari, oltre ad essere costretti a gestire la sicurezza delle  carceri in grave carenza di organico  con un pesante sovraffollamento di detenuti (il SAPPE lo denuncia da anni ma tantissimi sembrano accorgersene solo dopo  le pubblicizzazioni di ANTIGONE), devono affrontare da soli questi squilibrati senza alcuna preparazione e senza alcun aiuto.

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Così, negli ultimi anni, sono centinaia i poliziotti  che sono stati aggrediti fisicamente da questi detenuti psichiatrici (che poi non pagano nulla) riportando ferite, sia fisiche  che psicologiche, che non si rimargineranno più.

Purtroppo, questo stato di cose preoccupa molto i poliziotti che, nonostante il coraggio e la professionalità,  temono di essere vittime sacrificali che, se mai per difendersi  dovessero procurare  un pur minimo danno fisico a questi detenuti, possono anche essere messi sotto processo per maltrattamenti o tortura.

Nell’ultima settimana, nel carcere di Lecce,  8 tra poliziotti ed infermieri sono stati aggrediti da questi detenuti che  li hanno assaliti e picchiati selvaggiamente procurando loro  varie giornate di  prognosi.

Nel carcere di Foggia un detenuto ha seminato il terrore in sezione sfasciando letteralmente  la propria cella   e aggredendo due poliziotti che sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso.

Ora la situazione è diventata insostenibile ed il SAPPE dice basta, puntando il dito, oltre che su una certa politica che ha voluto i manicomi giudiziari chiusi, anche nei confronti delle Regioni che, dopo il passaggio della sanità penitenziaria a quella pubblica, dovevano assumersi la responsabilità di gestire questi detenuti h.24, così come avviene nei reparti ospedalieri specializzati,  e non limitarsi alla sporadica somministrazione di farmaci da parte di un infermiere di turno,   tra l’altro nemmeno specializzato nella  gestione dei detenuti psichiatrici,  e  con la pressochè assenza di medici  specialisti.

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La legge assegna  al poliziotto penitenziario il compito di garantire la sicurezza delle carceri, di gestire i detenuti con fermezza e umanità, di provvedere  alla traduzione degli stessi presso le aule di giustizia, negli ospedali e in altri Istituti.

Invece, oltre a questo gravoso compito che viene portato avanti con grandi difficoltà a causa della carenza di personale e del sovraffollamento di detenuti, i poliziotti penitenziari, di fatto,  devono gestire h.24  anche i detenuti psichiatrici che ormai rappresentano un’alta percentuale  in termini numerici.

Qualche tempo fa fu inaugurato nel carcere di Lecce  un  reparto psichiatrico dedicato alle persone ristrette in carcere, alla  presenza del Presidente della regione Puglia Emiliano che, trionfante, annunciò che ciò costituiva : “… un ulteriore tassello della sanità per coloro che sono detenuti”.

Venti posti che non sono quasi mai occupati, mentre  nelle carceri della  regione i detenuti psichiatrici fanno di tutto e di più, tra l’indifferenza generale … basta leggere  le cronache quotidiane dei giornali per rendersene conto.

Così si arriva al paradosso che detenuti malati di mente molto pericolosi  girano indisturbati  nelle carceri pugliesi, mentre il reparto specializzato di Lecce (che ricordiamo ha un tetto massimo di 20 posti) non  viene utilizzato del tutto.

A questo punto,  poiché l’inadempienza della regione, per quanto riguarda la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici,  è palese, grazie anche al disinteresse dell’amministrazione penitenziaria, il SAPPE ha chiesto al proprio studio legale,  al fine di  tutelare la salute fisica e mentale dei poliziotti sottoposti a vessazioni di ogni genere,   di valutare eventuali richieste di risarcimento  a favore dei poliziotti massacrati dai detenuti, perchè li devono gestire h.24 e che, invece,  dovrebbero essere a totale carico della sanità pubblica regionale.

Secondo il nostro studio legale, con il passaggio della sanità penitenziaria a quella pubblica, la regione si è assunta l’onere di gestire la salute di tutti i detenuti della regione, a partire proprio da quelli psichiatrici, e non può delegare tale incombenza ai poliziotti penitenziari, che  non hanno né gli strumenti né le capacità professionali per affrontarli.

Perciò, non è accettabile  che tali detenuti abbiano  un contatto con gli operatori sanitari per pochissimo tempo al giorno, solo durante la somministrazione della terapia,  oppure per sporadiche visite.

Oltremodo, secondo il SAPPE è ingiustificata anche  l’assegnazione  di incarichi  di controllo di detenuti sottoposti a  “grandi sorveglianza” per  motivi sanitari, che, invece di essere gestiti da personale medico e paramedico specializzato, vengono  lasciati  ai poveri  poliziotti che  hanno già grandi responsabilità  nel controllo e nella vigilanza  di  decine, se non centinaia, di detenuti  ristretti nelle sezioni detentive.

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La richiesta di risarcimento  dei danni subiti a seguito delle aggressioni da parte dei detenuti affetti da problemi psichiatrici, verrà avanzata dai poliziotti che hanno subito menomazioni  di tutti i tipi causati dall’ira o dalla foga di questi malati psichiatrici.

Per altro verso, la proposta che il SAPPE rivolge al Presidente della regione Puglia è quella di organizzare, almeno nelle grandi strutture penitenziarie della regione,  una piccola sezione in cui far confluire  i detenuti con problemi psichiatrici, che dovranno essere gestiti esclusivamente da personale medico e paramedico  specializzato, con le stesse modalità previste per  i reparti psichiatrici degli ospedali.

Non è corretto soltanto ammettere l’esistenza della questione dei detenuti con problemi psichiatrici e poi far solo finta di aver risolto un problema che invece sta esplodendo sempre di più nella sua drammaticità.

 

Federico Pilagatti

 

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