L’algoritmo XLAW che prevede dove e quando sarà commesso un reato

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La criminalistica è la disciplina relativa alle indagini di polizia che studia i vari mezzi di prova (previsti nell’art. 55 del codice di procedura penale) al fine di identificare l’autore di un reato e le concrete modalità in cui è stato commesso il crimine. Essa, inoltre, svolge una ricerca approfondita sull’attività di prevenzione del delitto, che viene espletata dalla polizia mediante un’attività d’intelligence, della personalità del suo autore, svolta attraverso l’elaborazione del suo profilo criminologico (“criminal profiling”), desunto sia dagli indizi rilevati sulla scena del crimine, che mediante l’audizione di testimoni o “informatori”.

La criminalistica , così  denominata per la prima volta nel 1888 da Franz von Liszt, pioniere della Scuola Sociologica tedesca di diritto penale, costituisce una disciplina autonoma, seppur collegata, dalla criminologia,  (che studia i sistemi normativi, le forme generali dei delitti e dei relativi profili criminologici tipicamente ricorrenti – cosiddetta macrocriminologia – oltre a quello di un concreto autore di reato già identificato grazie alle indagini di polizia – cosiddetta micro criminologia -) elaborando le singole le tracce di uno specifico delitto reperite sul luogo del crimine, al fine di giungere ad una successiva identificazione del suo autore, ovvero alla prevenzione di un potenziale successivo delitto.

Nel corso del Novecento si è sempre cercato, nell’ambito criminologico-criminalistico, di reperire una logica chiave di lettura delle cause del delitto al fine della sua prevenzione.

Così negli anni trenta i coniugi Sheldon ed Eleanor Glueck, studiando vari gruppi di minori appartenenti a gang criminali americane,  hanno elaborato, sul predetto campione causale, delle generali tabelle predittive  sul rischio di criminalità  degli adolescenti, stilate sui principali fattori di rischio (antropologici, temperamentali, psicologici–intellettivi e ambientali) rilevati nei casi concretamente analizzati.

In quegli stessi anni Clifford R. Shaw e Henry D. McKey, professori dell’Università di Chicago, realizzavano un modello tipo, dividendo le città in cinque zone concentriche, ove esisteva una progressiva maggiore concentrazione statistica di comportamenti delinquenziali per i particolari influssi ambientali criminogenetici.

Negli ultimi anni, con l’introduzione della statistica criminale informatizzata, frutto dell’intelligenza artificiale (I.A.), come ogni prodotto informatico, si è ripreso il predetto studio preventivo criminale mediante l’uso di algoritmi.

L’algoritmo è un termine che deriva, etimologicamente, dal greco antico “arithmòs” che significa numero ed è collegato al matematico arabo del nono secolo Al-Khwarizmi che introdusse il numero zero e la “notazione decimale posizionale” – una metodologia di scrittura dei numeri, in cui ogni posizione è correlata alla posizione contigua da un moltiplicatore, chiamato base del sistema di numerazione – in Occidente: in effetti senza lo zero non avremmo avuto l’informatica!

L’algoritmo è un sistema logico algebrico-matematico per risolvere problemi secondo procedimenti formali, che se sviluppati per creare un’intelligenza simile all’uomo, penserà ed agirà esclusivamente in modo razionale.

In questo consiste la sua profonda divaricazione con l’umano, capace di razionalità ma anche di grande irrazionalità. D’altronde l’irrazionalità dell’umano gli è utile per risolvere problemi altamente complessi senza ricorrere a una logica formale, ma ad esempio alla fede, alle credenze magico-religiose o alle superstizioni, che sono tutte le logiche non formali utili a semplificare ciò che è inafferrabile al mondo dei sensi.

Dunque l’intelligenza artificia (IA) ha origine nei sistemi algebrico-matematici e la predetta divaricazione è nella constatazione che il cervello umano è una rete neuronale organica che non può essere compresa isolatamente dal contesto sociale, ambientale ed ereditario, mentre “il cervello” artificiale ha solo cominciato da poco a sviluppare un proprio linguaggio e abbiamo solo da poco visto macchine comunicare con altre macchine, tagliando fuori l’umano. Ma l’IA resta programmata dall’uomo per essere al suo servizio, ma ciò, come sappiamo da Isaac Asimov, scrittore e biochimico russo naturalizzato statunitense e dalle tre leggi della robotica, non ci mette al riparo dalla nascita potenziale di un’IA delinquente.

Però in questo contesto ci interessa soltanto la possibile utilizzazione dell’’IA al fine di prevenire il crimine e divenire, pertanto, cooperatore di giustizia, in quanto se programmata adeguatamente può non solo offrire utili informazioni sul crimine, come nel caso delle serie statistiche o delle statistiche previsionali, ma prevederlo con una certa impressionante precisione giorno per giorno.

L’ideatore di questo algoritmo “predittivo” è l’ispettore superiore della Polizia Elia Lombardo, laureato in Scienze della Comunicazione, programmatore autodidatta che, nell’arco di venti anni  di esperienze e studi, ha sviluppato il software di un algoritmo che è un vero e proprio collaboratore di giustizia, che da subito si è rivelato in grado di far diminuire la criminalità nei territori in cui è stata utilizzata, prevedendo i reati predatori come rapine, furti, truffe, scippi e molto altro, ore prima che avvengano. Il sistema, denominato XLAW (descritto analiticamente nel libro del Lombardo “Sicurezza 4 P. Lo studio alla base del software XLAW per prevedere e prevenire i crimini”,  edito da Mazzanti nel 2019 )  mostra nella mappa della città in cui viene utilizzato, dei cerchi che indicano i reati che avverranno in una determinata strada e a una determinata ora, con allerta per le forze dell’ordine sui loro smartphone. È un software già a disposizione di 9 questure, tra cui Napoli, Salerno, Venezia, Livorno, Modena, Trieste, Trento. Gli studi fin qui realizzati (quello del prof. Giacomo di Gennaro, docente di sociologia e direttore del master in criminologia dell’Università Federico II di Napoli e del prof. Riccardo Marselli della Parthenope di Napoli, a cui si aggiungono gli spunti offerti dall’antropologo culturale Daniele Vazquez Pizzi nel suo libro “La fine della città postmoderna”, editore Mimesis, 2013),  hanno dimostrato come sia possibile un’accuratezza di previsione del comportamento delinquenziale intorno al 90%, percentuale che cambia leggermente qualora si cambi  il contesto delle città. Oggi invece che mettere pattuglie in attesa del reato si possono mettere pattuglie in modo più flessibile, laddove deve accadere qualche tipo di reato. Ciò che rende prevedibile il reato è la strategia consolidata e abitudinaria, di routine, dei delinquenti seriali: l’adozione sempre della stessa strategia criminale. I delinquenti seriali di professione tendono a scegliere il territorio ove commettere i loro delitti in base a due principi, uno oggettivo e uno soggettivo.

Il requisito oggettivo consiste nel fatto che il delinquente professionista-seriale sceglie un luogo preciso dove trova la presenza di prede e di adeguata refurtiva. Chiaramente il delinquente tende a non fare una rapina dove non trova vittime di reati predatori, come ad esempio in una zona isolata, che invece è potenziale terreno ideale per la commissione di gravi delitti contro la persona, quali gli stupri e gli omicidi.

Le teorie criminologiche prevalenti  (in particolare quella delle finestre rotte “broken windows”, elaborata nel 1982 da James Q. Wilson e George L. Kelling, che  ritenevano come il degrado e il disordine urbano, e la conseguente mancanza di controllo sociale, proprie dei quartieri “dormitori” delle  grandi città, fossero una delle cause determinanti della commissioni dei delitti )    asseriscono che il crimine avviene dove c’è più degrado, mentre il software XLAW ha dimostrato che il crimine predatorio avviene, invece, dove c’è  maggiore benessere, e pertanto circolano più potenziali vittime.

Il requisito soggettivo, invece, è costituito dalla circostanza secondo la quale il delinquente professionista-seriale commette il suo crimine nei luoghi in cui percepisce di essere più tutelato dall’essere scoperto e quindi negli spazi cittadini in cui esistono maggiori vie di fuga, dove c’è più folla ed è pertanto più facile confondersi anonimamente nella stessa.

Pur se valido per tutte le città, XLAW individua le zone delle città in cui si verificano maggiormente i delitti, chiamate, in gergo, “riserve di caccia”, tenendo presente che il delinquente professionista-seriale ha un’“attività lavorativa” criminale periodicamente costante, per garantirsi un prefissato “stipendio mensile”, e considerando che le fasi e le operazioni sono sempre le stesse: in base a queste considerazione è stato  possibile mettere sequenzialmente i dati su due strati.

Il primo considera il numero di cittadini, quello delle abitazioni, dei negozi, delle banche, delle poste; inoltre rileva gli orari degli uffici e delle scuole, quello degli esercizi commerciali, l’orario dei treni e degli autobus, insomma l’applicazione funziona inserendo tutte le informazioni utili per determinare come opera e si muove una città e coglierne la peculiarità.

Il secondo strato, invece, rileva i dati sui reati che si vogliono prendere in considerazione: il tipo di autore (uomo, donna, giovane, vecchio/a, straniero/a), quello del giorno e orario, il tipo di vittima (bambino/a, studente, operaio, professionista, anziano, casalinga) e quello relativo alla tipologia della refurtiva (denaro, oggetti d’oro, telefonini, auto e motocicli).

Queste informazioni producono un modello delinquenziale (“criminal profiling”) ben preciso.

Quindi si considerano le fasi e le operazioni regolari all’interno della città (ad esempio il giorno di pagamento della pensione dentro l’ufficio postale, l’ora del ritiro del contante dalle filiali bancarie, ecc.)  in particolare nelle zone tipiche in cui avvengono i singoli reati.

Se si sovrappongono i dati statistici della commissione dei reati a quelli precitati identificativi delle zone  della città in cui avvengono , ci accorgiamo che i reati avvengono proprio in quei luoghi chiamati “riserve di caccia” e che spesso si sovrappongono con le fasi delle precitate operazioni regolari all’interno della città.

Nelle questure in cui l’applicazione è stata utilizzata i reati sono diminuiti intorno al 30%. In teoria, ma solo in teoria, continuando ad accumulare questi dati il sistema dovrebbe divenire perfetto, ma è possibile che il suo successo sia stato dovuto alla segretezza del suo utilizzo sperimentale e all’ “effetto sorpresa”.

Ne consegue che, una volta resa pubblica l’applicazione XLAW, essa sia aggirabile da delinquenti professionisti che possono cambiare le loro strategie di quando in quando, rendendo l’algoritmo inutilizzabile in un futuro prossimo, senza contare il fatto che essi possono avere le competenze informatiche per metter su delle contro-applicazioni che prevedono il comporta- mento delle forze dell’ordine.

Da qui vediamo, come abbiamo anticipato, che l’IA tende a sfuggire all’umano, in quanto, nello stesso momento in cui lo serve, sviluppa una logica sua propria che è al di là della giustizia e dell’ingiustizia.

Con l’applicazione dell’algoritmo XLAW si può ottenere anche l’indice di pressione criminale (denominato P Crime), che costituisce l’indice “oggettivo” di rischio per un cittadino a causa della criminalità presente nella sua città.

Questo ha un valore esponenziale secondo una scala che parte da zero ed è diverso da quello, formulato dall’Istat attraverso l’elaborazione di dati d’indagine sulle famiglie, della percezione “soggettiva” di sicurezza derivante dall’abitare in una singola città.

Certamente l’algoritmo XLAW è importante per la prevenzione criminale, ma sicuramente deve essere affiancato da un migliore sistema a tridente composto dall’integrazione della famiglia, della scuola e della comunità educante, che devono aiutare i nostri ragazzi ad elaborare una vera educazione alla legalità, alla cittadinanza, alla solidarietà e al rispetto dell’ambiente, che può  aiutarli a divenire dei cittadini onesti e responsabili dei loro diritti e soprattutto dei loro doveri, prevenendo, in tal maniera, devianza e criminalità.

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Roberto Thomas

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