Legge Spazzacorrotti: scarcerazioni in arrivo per illegittima applicazione

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La legge 9 gennaio 2019 n. 3, meglio nota come Legge Spazzacorrotti ha esteso ai reati contro la pubblica amministrazione le preclusioni previste dall’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario rispetto alla concessione dei benefici e delle misure alternative alla detenzione.

Il problema della retroattività della Legge Anticorruzione

La Corte Costituzionale con interpretazione del 12 febbraio 2020, ha preso atto che, secondo la costante interpretazione giurisprudenziale, le modifiche peggiorative della disciplina sulle misure alternative alla detenzione vengono applicate retroattivamente e che questo principio, è stato sinora seguito dalla giurisprudenza anche con riferimento alla Legge Spazzacorrotti.

La Corte ha dichiarato che questa interpretazione è costituzionalmente illegittima con riferimento alle misure alternative alla detenzione, alla liberazione condizionale e al divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione successivo alla sentenza di condanna.

Secondo la Consulta infatti, l’applicazione retroattiva di una disciplina che comporta una radicale trasformazione della natura della pena e della sua incidenza sulla libertà personale, rispetto a quella prevista al momento del reato, è incompatibile con il principio di legalità delle pene, sancito dall’articolo 25, secondo comma, della Costituzione.

Già eseguite le prime scarcerazioni da parte della Polizia Penitenziaria.

Per i condannati ai reati contro la pubblica amministrazione, e più segnatamente quelli previsti agli artt. 314, primo comma, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis, commessi prima dell’entrata in vigore della Legge 9 gennaio 2019 n. 3, le competenti Procure presso i Tribunali infatti, ritenendoli “ostativi” alla sospensione dell’esecuzione di cui all’art. 656, comma 5, c.p.p, ne ordinavano la carcerazione.

Oggi i medesimi Uffici Esecuzione delle predette Procure, hanno già iniziato a revocare le esecuzioni disposte illegittimamente e a disporre l’immediata scarcerazione per i predetti soggetti alla luce del principio di irretroattività della Legge Spazzacorrotti.

Spazzacorrotti  e modifica all’Art. 4 BIS Ordinamento Penitenziario.

Per chi invece, commetterà reati contro la P.A. dopo l’entrata in vigore della Legge Spazzacorrotti, oltre ad aversi il divieto di sospensione della pena esecutiva, si applicheranno altresì i divieti e le limitazioni previste dal primo periodo, primo comma, dell’art. 4 Bis dell’Ordinamento Penitenziario.

Vediamo quindi in cosa consistono:

  • L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI dell’Ordinamento Penitenziario, esclusa la liberazione anticipata,  ove ricomprese nei termini stabiliti dalla legge e  solo a fronte dell’accoglimento dell’istanza proposta dal condannato durante l’esecuzione della pena detentiva, da parte del Magistrato di Sorveglianza, sarà subordinato alla collaborazione del condannato “a norma dell’articolo 58-ter della Legge Penitenziaria o a norma dell’articolo 323-bis, secondo comma, del codice penale:”
  • la fruizione dei benefici quali i colloqui famiglia e le telefonate, (in questi casi da fono registrare), saranno altresì limitati rispettivamente in quattro colloqui visivi al mese e due telefonate al mese.

Legge Spazzacorrotti e altri profili di Costituzionalità

Come abbiamo visto la normativa anticorruzione pone taluni reati contro la Pubblica Amministrazione alla stregua di altre fattispecie di reato considerati assai gravi, quali a titolo di esempio, associazione per delinquere di stampo mafioso (416 bis c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (630 c.p.) o ancora associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. 309/90).

L’inserimento di detti reati nel primo periodo, del primo comma dell’art. 4 bis O.P., implica perciò, l’estensione agli stessi di una peculiare “presunzione di pericolosità che concerne i condannati per i delitti compresi nel catalogo, in contrasto con il principio di ragionevolezza e eguaglianza (art. 3 Cost.) e che nel caso di specie, si assume prevalere sull’istanza rieducativa (art. 27/3 Cost.).

 

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