Madre omicida di Rebibbia: non ci sarà azione disciplinare per i vertici del carcere

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Prosciolte la Direttrice della Casa Circondariale, la sua Vice e il Commissario di Polizia Penitenziaria

Erano state sospese dopo il duplice infanticidio nel carcere di Rebibbia.  Ma ora la direttrice della casa circondariale femminile Ida Del Grosso, la sua vice,  Gabriella Pedote, e la vice comandante del reparto di polizia penitenziaria,  Antonella Proietti,  sono state prosciolte in sede disciplinare. La decisione di sospendere i vertici dell’Istituto era stata presa in via precauzionale dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nell’immediatezza del fatto e prima che venisse aperto il procedimento. Circostanza che aveva anche comportato per le tre la riduzione dello stipendio.  Quindi, ora, potrebbero chiedere un risarcimento e potrebbero addirittura decidere di denunciare il ministro per abuso d’ufficio.
E’ il 18 settembre 2018 con Alice Sebesta, detenuta tedesca di 33 anni, lancia sulle scale due figli. La più piccola, di soltanto sei mesi, morirà sul colpo.  Il fratellino, di poco più grande, morirà dopo un disperato tentativo di rianimarlo da parte dei medici del Bambin Gesù. In via Arenula la gravità del fatto aveva portato il ministro a decidere per la sospensione.  In sede disciplinare, tuttavia è emerso che i vertici del Penitenziario avrebbero avvertito per due volte la ASL dello Stato psichico della Sebesta,  già con precedenti ricoveri presso strutture psichiatriche in Germania. Ed è per questo motivo che il procuratore aggiunto Maria Monteleone il PM Eleonora fini avevano iscritto nel registro degli indagati la specialista dell’azienda sanitaria locale con le ipotesi di omissione di atti d’ufficio. All’epoca, i Sindacati avevano protestato contro la decisione del ministro che,  a loro giudizio non avrebbe tenuto conto delle carenze strutturali e finanziarie del carcere.

L’ARRESTO
Gli atti con cui il gip Anna Minunni aveva convalidato l’arresto della Sebesta avevano raccontato gli ultimi momenti di due piccoli;  la donna li aveva uccisi “lanciandoli dalle scale e subito dopo sbattendo che entrambi sul pavimento” La madre non solo “aveva lasciato cadere nel vuoto i propri figli”,  ma aveva anche inveito contro di loro prima di percuoterli violentemente. Secondo il racconto dell’ indagata la violenza sarebbe stata motivata dal fatto di “volerli mandare in paradiso” e di “proteggerli dalla mafia”
La Sebesta, rappresentata dall’avvocato Andrea Palmiero,  si trovava in carcere per effetto di un accusa di spaccio:  era stata trovata sulla tangenziale insieme a due nigeriani e con 10 kg di marijuana.
La storia clinica della donna avrebbe documentato oltre 10 anni di ricoveri e cure presso centri specializzati in patria un elemento che avrebbe indotto il Gip, anche per la sicurezza della stessa indagata, a far piantonare la Sebesta giorno e notte.

Fonte:il messaggero

 

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