Mentre le carceri bruciano, a Roma si discute

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Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur.

Così commentava le vicende della seconda guerra punica lo storico Tito Livio quando, di fronte alla richiesta di aiuto ricevuta dalla città di Sagunto, il Senato romano si perse in interminabili discussioni, finché la colonia, dopo otto mesi di assedio, fu espugnata e rasa al suolo da Annibale.

Non di meno, la nobiltà russa di inizio novecento ballava dentro il Palazzo d’Inverno, mentre la città di San Pietroburgo bruciava sotto l’attacco dei bolscevichi di Lenin e Trotsky.

Riflettendo sulle due vicende, quelle più eclatanti come esempio, mi vien da pensare che anche qui da noi, oggi, potremmo sostenere che “…mentre le carceri bruciano, a Roma si discute”.

Si discute sui tavoli interni dell’amministrazione, si discute sui tavoli sindacali e si discute nei Gruppi di Lavoro.

Del resto, non a caso, una delle leggi di Murphy sostiene che “Se non vuoi risolvere un problema, istituisci un gruppo di studio”.

Abbiamo la forte sensazione che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si stia perdendo in discussioni, mentre nelle carceri si sollevano le rivolte, montano le proteste e bruciano i materassi. Eppure, ogni giorno, dalle periferie penitenziarie arriva un vero e proprio bollettino di guerra.

Rivolte e proteste sembrano essere quasi un appuntamento quotidiano mentre, per altro verso, sono numerose e preoccupanti le evasioni.

Tragicamente, ogni settimana si suicida un detenuto e, quasi ogni mese, si toglie la vita un poliziotto penitenziario.

Insomma, senza esagerazioni, la situazione dell’esecuzione penale italiana può essere definita davvero drammatica.

A mio modesto parere, sarebbe indispensabile, in questo momento, mettere da parte ogni polemica e azzerare ogni discussione, per cercare di riportare la situazione dei penitenziari italiani nell’alveo della normalità.

Albert Einstein sosteneva che “Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”.

E il problema è stato creato da tutte le riunioni, gli incontri, i vertici e i gruppi di lavoro (si pensi agli Stati Generali) che hanno stravolto l’esecuzione penale italiana sotto la spinta della famigerata Sentenza Torreggiani e delle prebende dell’Unione Europea che ne sono scaturite.

Dalle decine di tavoli convocati, per mesi, dal Ministro Orlando sono emerse tante e tali proposte che hanno portato ad una modifica sostanziale del regime penitenziario.

Modifica sostanziale che ha sicuramente evitato la procedura europea di infrazione, ma che ha anche prodotto la situazione attuale delle carceri italiane.

Per descrivere quello che è accaduto, niente è più appropriato del Paradosso del lampione raccontato dallo psicologo Paul Watzlawick.

Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa.

Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto.

«Ho perso le chiavi di casa», risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarle.

Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averle perse lì.

L’altro risponde:

«No, non le ho perse qui, ma là dietro», e indica un angolo buio in fondo alla strada.

«Ma allora perché diamine le sta cercando qui?»

«Perché qui c’è più luce!»

Sono personalmente convinto che le decine e decine di persone, e personaggi, seduti ai tavoli degli Stati Generali hanno cercato la soluzione ai problemi del sistema penitenziario sotto la luce dei lampioni perché altrove, dove si trovavano davvero i rimedi, era troppo buio per loro.

Il rischio è di naufragare, oggi come ai tempi degli Stati Generali, nel tempestoso mare che divide il dire dal fare, che separa la teoria dalla pratica.

I politici, i professori, i sociologi, i filosofi, i giornalisti, gli influencer, i maitre a penser e tutti gli altri benpensanti intellettuali, possono dire e scrivere tutto ciò che vogliono, ma quello che si deve e non si deve fare nelle carceri lo possono sapere solo, e soltanto, quelli che ci lavorano dentro.

Ovviamente, sempre e comunque nel rispetto delle leggi giuridiche e morali dell’ordinamento italiano.

Insomma, cerchiamo di non commettere, ancora una volta, gli stessi errori del passato.

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About Author

Giovanni Battista De Blasis

Nato a Roma il 26 agosto 1958 già Sostituto Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche ed uno in scienze penitenziarie e dell’esecuzione penale. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche, professionali, saggistiche e satiriche. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente e Direttore del Comitato Scientifico dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale Aggiunto del Sappe e Vice Presidente Vicario dell’Anppe.

1 commento

  1. Avatar

    Le linee programmatiche del Dott. Basentini venivano rese note il 5 dicembre 2018. Nel medesimo documento, mi è parso di capire, si evidenziava la necessità di una celere esecuzione delle stesse. Ad oggi sembrerebbe che l’ultima (spero) riunione è stata convocata il 23 c.m.
    Dopo i non pochi incontri, considerata la data del giorno 23, quanto tempo occorrerà ancora per le decisioni definitive? Ringrazio chi mi risponderà.
    Ringraziando il Grande G.B.dB, ricordo la necessità dell’utilizzo delle videoconferenze e della chiusura dei piccoli istituti.

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