Nelle carceri è arrivato i momento di eliminare il sopravvitto, reminiscenza del bettolino del diciannovesimo secolo

0
Share.
Vuoi essere aggiornato con tutte le VIDEO-NOTIZIE? Iscriviti al nostro canale!

 

Anticamente il “Bettolino” era uno spaccio di vini e di altri generi alimentari annesso alle caserme e talora anche nelle carceri.
All’epoca i detenuti dovevano accontentarsi del vitto che passava l’amministrazione carceraria, una brodaglia a base di fave, ma quelli che potevano disporre di denaro avevano la possibilità di acquistare altri generi alimentari al “bettolino” e se non volevano ricorrere all’acquisto in questo modo, tramite un tale cosiddetto “spendino” potevano farsi comprare fuori ciò che era permesso.

Di solito era il “carceriere” a gestire il bettolino, arrotondando così il misero soldo, ma questo spesso era oggetto di eccessi in quanto, al fine di guadagnare il massimo, il vino scorreva a fiumi con tutti i problemi che possiamo immaginare.

Successivamente, la somministrazione di tali generi vittuari viene demandata ad una impresa esterna che, sotto indicazione del Direttore, “ somministrerà ai “racchiusi” (detenuti n.d.r.) quei generi a norma delle prescrizioni che troverà di permettere e determinare, ritenuto che tali prezzi dovranno essere sempre inferiori a quelli in  corso nella città, eccettuato il tabacco il quale, dovendo essere di quello acquistato nelle regie dispense, verrà dato ai racchiusi ai prezzi di regia tariffa”.

Chiaramente tutti i generi che l’impresa somministrava ai detenuti dovevano essere di qualità, in perfetto stato e controllati dal medico e dal direttore (un po’ come avviene oggi con la Commissione demandata all’uopo).

L’evoluzione del bettolino è oggi il nostro SOPRAVVITTO [dal vocabolario: Vitto sostitutivo o aggiuntivo dei pasti ordinari, che il recluso si procura a proprie spese] che è uno spaccio interno in cui si può comprare di tutto, come in un supermercato: carne da cucinare, biscotti, frutta, formaggio, vino in cartone da 250 cl., caffè, detersivo, sigarette, pentole, bombolette di gas, ecc.
Gli acquisti vengono fatti tramite le liste compilate dagli “spesini” sulla base delle richieste dei detenuti e consegnate all’ufficio preposto alla gestione delle procedure .

Con il sopravvitto abbiamo praticamente mantenuto la stessa impronta lavorativa ottocentesca del bettolino, sia pur con tutte le inevitabili varianti dettate dai tempi; ma la possibilità di comprare dei generi alimentari extra rispetto al vitto che passa lo Stato rimane ancora oggi e passa dal sopravvitto, con metodologie di approvvigionamento che oggi sembrano assolutamente superate e che potrebbero essere sostituite (con grande beneficio per il servizio della Polizia Penitenziaria e per la sicurezza degli istituti visto che gli “spesini” spesso sono coinvolti in vari traffici approfittando della libertà di movimento all’interno dell’istituto determinata dalla necessità di prelevare i generi dall’impresa di mantenimento per distribuirli nei reparti detentivi).

L’organizzazione del sopravvitto comporta l’impiego di centinaia di agenti di Polizia Penitenziaria che potrebbero essere facilmente recuperati e restituiti al servizio a turno.

Chiudere, quindi, con l’esperienza ottocentesca del bettolino/sopravvitto e aprire una nuova stagione dando l’appalto a ditte esterne, con l’onere di arredare mini market all’interno di spazi messi a disposizione e dare la possibilità ai detenuti di fare la spesa (chiaramente nei limiti previsti e regolamentandone le modalità) nel market, saldando (come si fa oggi con le telefonate) attraverso l’uso di una card prepagata ricaricabile.

In questo modo si potrebbero recuperare dalle 500 alle 600 unità di Polizia Penitenziaria su tutto il territorio nazionale, magari destinandone una percentuale al rinforzo degli uffici dei conti correnti, per adeguare tecnologicamente gli stessi alle nuove esigenze.

Un’amministrazione seria, efficiente, moderna, non può continuare  a gestire il sopravvitto come si gestiva un secolo fa il bettolino; si eviterebbero in questo modo anche le annose polemiche strumentali su prezzi esosi praticati dalle imprese di mantenimento,  demandandone il controllo alla Polizia Penitenziaria, così come avviene oggi con il “controllo periodico dei prezzi” che avviene nei supermercati vicini all’istituto di pena e che, comunque, sarebbe superfluo se ad ottenere l’appalto fossero grandi gruppi come Conad, Carrefour, Despar, Eurospin, Esselunga ecc.

 

Fonti bibliografiche:
https://www.abuondiritto.it/it/scrittori-invisibili/124-sillabari/163-sillabari-dal-carcere.html
Annali universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi e commercio. Società degli editori degli annali Universali delle scienze e dell’Industria. Milano 1843;

Torna alla Home

About Author

Avatar

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp