Nelle carceri italiane Polizia Penitenziaria sotto organico e violenze quotidiane dei detenuti stranieri

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Ecco chi sono i boss dietro le sbarre. I detenuti stranieri sono il 32 per cento, ma  la maggior parte di aggressioni, danneggiamenti e ferimenti è opera loro

Solo nella prima settimana di gennaio, si sono contati tre episodi: l’aggressione di un agente di Polizia Penitenziaria da parte di un detenuto nigeriano a Forlì: le molestie- continue e ripetute – del boss del narcotraffico messicano Ramòn Cristobal Santoyo, detto il “dottor Wagner”, ai danni degli altri reclusi a Regina Coeli; e infine il fatto più grave: altri tre uomini della Polizia Penitenziaria sotto attacco con calci e pugni, a Ravenna. Autore della violenza: un detenuto nigeriano ristretto per rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Gli uomini in divisa erano intervenuti per sedare una rissa tra lui e un altro recluso: hanno avuto la peggio gli agenti di  Polizia Penitenziaria, con una prognosi che oscillano tra i 10 e i 30 giorni.

IN TRINCEA : LE VIOLENZe AI DANNI DEGLI AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO.

Il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPe, ogni giorno aggiorna la contabilità degli “eventi critici” che si svolgono in carcere ai danni degli agenti della Polizia Penitenziaria. Ormai è un bollettino di guerra. In media ogni 24 ore, denuncia il Segretario Generale, Donato Capece, i baschi azzurri devono fare i conti con almeno un piano di feriti: “Siamo tornati indietro di 30 anni. A quando i colleghi si facevano il segno della croce prima di andare a lavoro”.

violenze quotidiane

Altro che emergenza superata. Le carceri italiane restano una polveriera, anche perché il numero dei ristretti è tornato a crescere: secondo gli ultimi dati diffusi dal Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria (Dap), e relativi al 31 dicembre 2019, i detenuti sono tornati a essere più di 60mila  (60.769 per la precisione). Alla fine dell’anno erano erano 59.655. Si tratta del dato più alto – al 31 dicembre degli ultimi sei anni. E nonostante l’aumento della capienza regolamentare, i posti disponibili sono sempre meno rispetto alla necessità. E meno male che il detenuto dei numeri stranieri non è cresciuto ancora: adesso sono poco meno di 20 – 19.888- leggermente in calo rispetto a dodici mesi fa, quando erano oltre 200mila in più. La comunità più numerosa è quella marocchina, poi seguono i rumeni, albanesi, tunisini e nigeriani.
Le proporzioni cambiano quando si passa a parlare delle violenze che si verificano negli istituti.
In questo settore i detenuti stranieri- il 32,7% del totale – delinquono più degli italiani. Lo testimoniano i dati contenuti nel rapporto del DAP – aggiornato al primo semestre del 2019- relativo agli eventi critici negli istituti penitenziari.” 
Nelle carceri italiane alla data del  30 giugno scorso si erano verificati 5.205 atti di autolesionismo. Di questi, 2.985 portano la firma degli stranieri, 2.220 di ristretti italiani. 
I penitenziari più a rischio sono quelli di Campania, Lombardia e Emilia Romagna.
La musica non cambia per gli episodi di colluttazione, quelli potenzialmente più pericolosi perché in grado di provocare situazioni più gravi: su 4.389 casi, 2.475 sono stati provocati da ristretti di nazionalità non italiana. 
Anche i ferimenti sono stati per la maggior parte causati dagli stranieri, autori di 320 aggressioni su 569. Sono quattro le Regioni dove l’allarme è più alto: Lombardia, Campania, Sicilia e Emilia Romagna.
I reclusi nati all’estero sono in testa pure nei casi di “danneggiamento dei beni dell’Amministrazione penitenziaria”. Nei primi sei mesi del 2019, nel corso delle varie manifestazioni di protesta nelle carceri, sono verificati 1.652 episodi. In 866 casi, l’autore era straniero.

Leggi anche; I detenuti stranieri devono scontare la pena al paese loro

LA SORVEGLIANZA DINAMICA VA ABBANDONATA

Per Capece, quanto sta accadendo nelle carceri è colpa del regime della “vigilanza dinamica” introdotto nel 2013.
“Da quando sono state aperte le sezioni, le aggressioni ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria e i “casi critici” sono aumentati. Nelle prigioni in pratica, <<dalla mattina alle 7 i detenuti possono uscire dalle celle e passeggiare liberamente. Non c’è più il poliziotto a controllare, la sorveglianza statica è finita>>.
Un errore attacca il Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPe: ” un conto è il presidio fisso, altro è lasciare liberi i reclusi di camminare e litigare. Questo sistema va cambiato”.

ORGANICO RIDOTTO ALL’OSSO

Il timore è che il bilancio delle aggressioni sia addirittura sottostimato. <<Molti episodi non arrivano neanche a nostra conoscenza. Del resto il Dipartimento e i singoli istituti, non hanno alcun interesse affinché questi fatti siano resi pubblici. Perché gettano discredito sul Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria. Noi, tuttavia, chiediamo alle Segreterie regionali di comunicare ogni caso>>.
Capece poi punta l’indice sulle carenze d’organico del personale di Polizia Penitenziaria. Il personale degli agenti di Polizia Penitenziaria, prima della riforma Madia, contava 45 mila unità. Il ministro del PD ha tagliato circa 5mila agenti. Risultato: <<oggi circa 36.500 i colleghi di Polizia Penitenziaria che prestano servizio. Ma di questi solo 15 mila sono operativi nelle sezioni detentive. E devono controllare oltre 60mila detenuti>>.
Il SAPPe da tempo propone una soluzione per i detenuti stranieri:”devono scontare la loro pena nei Paesi d’Origine. Oggi un recluso costa in media 160-170 euro al giorno: diamoli ai Paesi di provenienza affinché siano loro a prendersi in carico i ristretti”

Fonte: libero

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