Non si ferma il mal di vivere dei poliziotti penitenziari: ancora un collega suicida a Chieti

0
Share.
Vuoi essere aggiornato con tutte le VIDEO-NOTIZIE? Iscriviti al nostro canale!
Un appartenete al Corpo della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Bologna e distaccato a Pesaro, si è suicidato lanciandosi dal secondo piano di un fabbricato. Il fatto è accaduto in provincia di Chieti.
Il collega era in servizio a Bologna da poco tempo e proveniva da un altro istituto. Non si conoscono le ragioni del gesto.

Dall’inizio dell’anno 2019 questo è il settimo caso di suicidio nella fila del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Sembra dunque davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano. In questi tristi e drammatici casi bisogna evitare strumentalizzazioni, ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto.
E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese: il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette “professioni di aiuto”, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza, spesso in condizioni di lavoro difficili aggravate dall’endemica carenza di Agenti.
Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere.
Il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non possono continuare a tergiversare su questa drammatica realtà.
Per il SAPPE servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Non si perde altro prezioso tempo nel non mettere in atto immediate strategie di contrasto del disagio che vivono gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Torna alla Home

About Author

Avatar

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp