Notizie di reato, denuncie e querele: definizione, modalità di presentazione e procedure

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Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria possono ricevere (nelle forme tipiche previste dalla legge) notizie di reato (notitia criminis) ai sensi dell’art. 330 del codice di procedure penale.
Rientrano nelle fattispecie tutte le informative che sono espressione del potere attivo della polizia giudiziaria e del pubblico ministero di assumere l’iniziativa nella ricerca di notizie.
Con l’attuale formulazione dell’art. 330 c.p.p., il Legislatore ha esplicitamente attribuito all’inquirente la possibilità di spingersi fino alla ricerca di informazioni su fatti che possono configurare reati: il pubblico ministero “finisce per essere parte attiva nella ricerca e nella costruzione della notizia stessa” senza essere più mero recettore passivo di stimoli esterni.
E’ stato affermato dalla Suprema Corte, con sentenza n.16818/2008, che “l’attività d’indagine della polizia giudiziaria, alla quale compete pertanto il potere-dovere di compiere di propria iniziativa, finché non abbia ricevuto dal pubblico ministero direttive di carattere generale o deleghe per singole attività investigative, tutte le indagini che ritiene necessarie ai fini dell’accertamento del reato e dell’individuazione dei colpevoli e quindi anche quegli atti ricognitivi che quest’ultima finalità sono diretti a conseguire, quali l’individuazione di persone o cose”.

Le notizie di reato: tipiche e atipiche

Le notizie di reato possono essere “presentate o trasmesse”, oppure attivamente acquisite dagli organi inquirenti su loro iniziativa.
La dottrina ha, infatti, teorizzato una summa divisio fra le notizie di reato e cioè quella fra notizie tipiche (o qualificate) e atipiche (o non qualificate).
Nella prima categoria rientrano tutte le forme disciplinate dal legislatore:
– la denuncia dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio (art. 331 c.p.p.);
– la denuncia di soggetti privati (art. 333 c.p.p.);
– il referto medico (art. 334 c.p.p.);
– l’informativa della polizia giudiziaria (art. 347 c.p.p.);
– la segnalazione del magistrato al titolare dell’ufficio;
– la querela (art. 337 c.p.p.);
– l’istanza di procedimento (art. 341 c.p.p.);
– la richiesta di procedimento (art. 342 c.p.p.).
Le notizie della seconda categoria comprendono, invece, quelle c.d. atipiche, ovvero ogni diversa forma di comunicazione-apprensione dell’informazione relativa ad una specifica ipotesi di reato, come:
– la sorpresa in flagranza di reato:
– le fonti confidenziali (i famosi informatori) di cui si avvalgono gli inquirenti;
– le operazioni sotto copertura;
– i fatti notori;
– la conoscibilità derivante dai mass media (inchieste giornalistiche, siti web, spazi radiotelevisivi dedicati all’informazione);
– la voce pubblica (che ricomprende tutte le notizie che circolano diffondendosi nei più disparati luoghi della vita sociale quali: famiglia, amicizie, opinioni correnti, istituzioni, partiti, gruppi organizzati, etc.);
– la pseudonotizia di reato (un sospetto o un frammento di notizia);
– la notizia anonima.

Gli elementi essenziali della denuncia

L’art. 332 del codice di procedura penale statuisce gli elementi essenziali della denuncia: “La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e indica il giorno dell’acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti”.
La norma in esame consente all’autorità giudiziaria di comprendere lo svolgimento dei fatti in maniera incisiva, l’identità dei colpevoli (se possibile) e, ai fini della competenza territoriale, il luogo in cui si sono svolti.
Qualora manchi l’indicazione degli elementi utili alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, questo non incide sull’avvio del procedimento penale, essendo possibile la denuncia a carico di ignoti, trasmessa unitamente agli eventuali atti di indagine svolti per la identificazione degli autori del reato.
La denuncia da parte dei privati è l’atto (esposizione di fatti concreti e non valutazioni o impressioni) che si sottopone alla polizia giudiziaria e al magistrato per segnalare un reato perseguibile d’ufficio del quale si ha notizia, chiedendo il loro intervento.

Facoltà e obbligo di denuncia

Nella generalità dei casi la denuncia è facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla, ed è obbligatoria solo per casi espressamente previsti dalla legge (ad esempio quando si abbia avuto notizia che all’interno della propria abitazione vi siano delle materie esplodenti).
La denuncia può essere presentata in forma orale o scritta.
Nel primo caso, l’ufficiale di polizia giudiziaria – o il pubblico ministero – redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo caso l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale.
Tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio sono obbligati a segnalare al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria i reati perseguibili d’ufficio di cui sono venuti a conoscenza nell’esercizio delle loro funzioni, a norma dell’articolo 331 c.p.p. Non si può delegare ad altri l’obbligo della denuncia.
Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto. Tuttavia, però, è importante essere precisi, riportando in ordine cronologico come si sono svolti i singoli fatti rilevanti e indicando, in ogni caso in cui è possibile, i testimoni a conoscenza degli stessi, allegando gli eventuali documenti (le prove, in particolare, sono assolutamente fondamentali da indicare, se si vuole che il procedimento penale prosegua).
Quando la denuncia è facoltativa, non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il termine entro il quale essa deve essere sporta.
La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

I contenuti della denuncia

La denuncia contiene l’esposizione degli elementi essenziali del fatto (cioè gli elementi che caratterizzano il fatto storico, come il tipo di reato, cercando di essere il più precisi e dettagliati possibile) e indica il giorno dell’acquisizione della notizia di reato, nonché le fonti di prova note sino a quel momento (foto, atti, documenti, ecc.).
Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti (potenziali testimoni).
Se il denunciante è anche vittima del reato, può specificare da subito di voler essere informato in caso di archiviazione, al fine di manifestare il suo dissenso.
La denuncia anonima, salvo rarissime eccezioni, a norma dell’articolo 240 del c.p.p., è vietata.
Non è necessario indicare espressamente gli articoli di legge potenzialmente violati: sarà l’autorità procedente a qualificare giuridicamente i fatti narrati.

 

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Giovanni Passaro

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