“Pagate i 40 minuti che servono per vestire e togliere la divisa da poliziotto”: Il Tar fissa udienza per discutere la richiesta

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“Vestire e togliersi la divisa da poliziotto è già un lavoro e allora è giusto retribuirlo visto che agenti in servizio sulle volanti o a contatto con il pubblico non possono fare a meno di indossarla. Come succede con il personale sanitario che opera in alcuni ospedali”.

E’ questo l’assunto che ha spinto tre anni fa il segretario regionale del Siap ligure Roberto Traverso a presentare un ricorso al Tar affinché si pronunci su questa richiesta. E dopo tre anni, come comunica il sindacalista con una nota ufficiale, ecco che per la prima volta il Tribunale amministrativo accoglie la richiesta e fissa per il 26 febbraio del 2020 un’udienza per discutere l’istanza.
Già una mezza vittoria, a detta di Traverso, una rivoluzione che potrebbe aprire una nuova strada per tutti gli operatori delle forze dell’ordine”, ma anche, sarebbe inevitabile, per i lavoratori di altri comparti che operano con una tuta, una una muta, in costume, o anche con vestito con giacca e cravatta che mai penserebbero di indossare se non fossero obbligati a farlo dal lavoro.

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“Si tratta del primo ricorso su questo argomento presentato da lavoratrici e lavoratori della polizia di stato – argomenta Traverso – e trova fondamento sul pronunciamento della Corte di Cassazione, che con la sentenza numero 7396/2015, ha stabilito che il tempo impiegato dal lavoratore per indossare la divisa sia da considerarsi lavoro effettivo e debba pertanto essere retribuito quando si tratti di operazione strettamente necessaria ed obbligatoria per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.
Quaranta minuti però a qualcuno appaiono troppi, “forse impiegano così tanto le donne poliziotto più civettuole, io mi vesto in 5 minuti e mi svento nello stesso tempo” ammette con un sorriso un esperto ispettore che concorda sulla crociata del Siap, ma non sui tempi richiesti.
Traverso però non demorde: “I tempi si possono ridiscutere e comunque non li abbiamo decisi noi ma sono suggeriti dalla sentenze della Cassazione a cui facciamo riferimento”.

Fonte: infodifesa.it

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