Permessi studio. Per saperne di più, per chi vuole sapere di più

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Già molti colleghi hanno fatto la scelta di iscriversi all’università e qualcun altro sta considerando l’idea da un po’.

Alcuni invece, non sono ancora in possesso del diploma superiore e al giorno d’oggi, in cui anche la laurea viene considerata un titolo comune e purtroppo neanche molto spendibile, cominciano a sentire stretto il proprio diploma di licenza media. Così si rimugina sull’idea di tornare tra i banchi di scuola. Per tutti coloro quindi, che per qualsiasi motivo, volessero riprendere o continuare gli studi è bene conoscere la principale norma di riferimento per poterla utilizzare al meglio.

La circolare ministeriale n. 275561 del 2012 stabilisce che ad ogni appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria possono essere concessi permessi individuali, nella misura massima complessiva di centocinquanta ore l’anno, per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio.

Siccome però ad alcuni superiori questa attitudine non è molto gradita, fanno finta di non conoscere la normativa oppure davvero ne sono all’oscuro è bene ribadire quanto è previsto; ricordare che questo diritto è sacrosanto e magari riuscire a spronare più persone possibili ad usufruire di questo beneficio.

Facciamo il punto della situazione partendo dal principio: quando si decide di intraprendere un percorso di studi, si richiede alla direzione dell’istituto, allegando l’idonea documentazione attestante l’iscrizione al corso di studi, di poter avere la concessione di questo beneficio. La stessa direzione procederà alla trasmissione della domanda agli organi competenti alla concessione che entro 30 giorni, effettuati i dovuti accertamenti, accoglieranno o rigetteranno l’istanza che verrà formalmente notificata al richiedente. Arrivati a questo punto ci si può dedicare allo studio tra un turno e l’altro ma come recita la circolare succitata “il personale che usufruisce del beneficio de quo ha diritto a turni di lavoro agevolati e non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario” a meno che non ci siano eccezionali e inderogabili esigenze di servizio. Quindi potete chiedere di poter avere turni che possano essere più confacenti alla vostra scelta di essere studenti e solo in casi straordinari vi può essere negata la possibilità di usufruire dei permessi studio.

In merito alle prove accademiche, nell’ambito delle 150 ore possono essere concesse e conteggiate le quattro giornate lavorative immediatamente precedenti l’esame che deve essere sostenuto, in ragione di sei ore per ogni giorno. Nella sventurata ipotesi in cui si debbano sostenere due esami nella stessa giornata è possibile richiedere i giorni di permesso spettanti in forma cumulativa, di modo che il lavoratore non sia impiegato in servizio negli otto giorno lavorativi precedenti gli esami. Nel caso di lavoro articolato su cinque giornate lavorative che prevede quindi, un turno pomeridiano di rientro o comunque un turno maggiore di sei ore, in merito all’utilizzo del permesso studio, verranno sottratte solo sei delle 150 ore e per le rimanenti tre il dipendente sarà considerato come “legittimamente assente dal servizio”. Dovrà essere prodotta la documentazione attestante la frequenza dei corsi o l’effettuazione dell’esame per poter essere giustificati, in caso contrario verrà sottratto il congedo ordinario.

E’ da ricordare che i permessi sono in aggiunta ai giorni di congedo per sostenere gli esami, e che questi rientrano nella tipologia straordinaria. Inoltre, per concludere il percorso di studi, le 150 ore concesse possono essere consumate in un unica soluzione per la preparazione della tesi. In questo caso la documentazione che giustifica l’assenza è quella che attesta la discussione della stessa tesi.

Sicuramente 25 giorni all’anno da dedicare allo studio non sono molti, considerando poi che spesso le sedi delle università sono diverse da quelle in cui si presta servizio e soprattutto perché lavorare e studiare non è mai semplice ma ciò che davvero conta è la volontà. So che dopo un turno notturno ci si vorrebbe riposare, si preferirebbe dedicarsi allo svago e non ai libri. So che  usufruire dei permessi studio può mettere in difficoltà i colleghi con cui si fa servizio e che si rischia di diventare “antipatici”. Ma consiglio a tutti i colleghi, giovani e meno giovani, di considerare la possibilità di dedicare del tempo allo studio, alla crescita professionale. E non solo per poter avere la possibilità di far carriera anche per un miglioramento culturale e personale.

E soprattutto, non scoraggiatevi se sarete motteggiati dai colleghi, se i superiori tenteranno di mettervi in difficoltà, se vi canzoneranno chiamandovi “professori”, se cercheranno di convincervi che è tutto tempo perso, che tanto farete “apri e chiudi” tutta la vita. Non lasciatevi trasportare da discorsi pessimisti, fini a se stessi e spesso motivati da invidia e ignoranza. Se avete l’ambizione di crescere; se desiderate fare carriera; se avete il coraggio di dire che le cose vanno cambiate; se non vi sentite arrivati; se volete avere le carte in regola per apportare novità; è ammirevole che vi impegniate nel farlo. Volersi mettere alla prova, essere affamati di conoscenza e cercare di migliorarsi, sono attitudini preziose, che devono essere coltivate  ed anche se comporterà fare rinunce e sacrifici la soddisfazione di aver raggiunto il proprio obiettivo e soprattutto di essere riusciti a migliorarsi è la più grande ricompensa.

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Chiara Sonia Amodeo

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