Paletta verde burocrazia, paletta rossa per il personale

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Mi trovavo in viaggio verso Bologna, destinazione Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, per rispondere ad una convocazione della Commissione Arbitrale Regionale in ordine ad una presunta violazione posta in essere dalla direzione di un istituto del distretto, anzi, e per miglior contezza, l’ennesima ed identica mancanza della Circondariale di Parma, non di certo nuova a casi posti al vaglio della CAR.

Percorrevo la via Emilia allorquando, in località Cavazzona, un uomo sulla cinquantina, in giubotto arancione, armeggiava una piccola paletta utilizzata a mò di semaforo mobile.

Faceva caldo, molto caldo, ed i lavori in quel tratto di via riguardavano il rifacimento del manto stradale, ragion per cui oltre alla torrida temperatura climatica vi si aggiungeva quella derivante dal catrame per l’asfalto.

Guardai fisso quell’omino e pensavo tra me e me che di li a poco mi sarei trovato in un consesso per deliberare fatti marginali che potevano trovare soluzione direttamente in ambito periferico, senza smuovere persone, mezzi, denaro e tempo ai componenti della commissione per decidere questioni non proprio insormontabili.

Quando la paletta segnò il verde, passai lentamente e ostentai un timido saluto a quell’omino, ricevendo un gradito riscontro.

In commissione giunsero tutti i componenti, chi da Fermo (240 Km), chi da Piacenza (140 Km), da Ferrara, da Parma, in breve 16 unità accompagnati da autisti e con l’utilizzo dei mezzi dell’Amministrazione.

A mio modesto parere, un vero spreco se rapportato al tema decidendum della giornata. Bene, dopo aver dato il benvenuto ai presenti, il presidente della CAR, ritenendo di dover accelerare la seduta, in luogo di leggere l’ordine del giorno, ha pensato bene di fare un rapido sunto, esordendo così: “Buongiorno, siamo qui per discutere del box docce della casa circondariale di Parma…”, subito interrotto dai presenti, concordi nel ritenere quasi tutti che trattavasi di una battuta e, nel momento in cui provò a ribadire il tema della convocazione, nuovamente, parlò di box docce.

Trattavasi del posto di servizio “box matricola”, ma la vicenda mi portò subito e di nuovo a pensare a quell’omino in giubba arancione che stava patendo il caldo per sbarcare il lunario e noi eravamo tranquillamente seduti a trattare di questioni che, per me, rappresentavano un vero e proprio schiaffo alla miseria.

Giusto il tempo di deliberare, che mi misi nuovamente al volante per fare la strada di rientro. Nuovamente nei pressi del cantiere, decisi di fermarmi e di salutare dal vivo quella persona, curioso di chiedergli a quanto ammontava il suo salario giornaliero e da quante ore si trovava esposto al sole in quelle condizioni. Con la scusa di chiedere informazioni, accostai e scesi dall’auto, mi avvicinai e mi presentai.

Vincenzo, uomo di origini pugliesi, accettò di buon grado il mio invito a consumare un caffè, e, incuriosito dalle mie domande, mi confidò che la sua giornata sarebbe terminata alle 17,00 (con oltre 10 ore di lavoro), che guadagnava 40,00 euro e che i soldi gli servivano per il figlio, laureando in ingegneria.

Volevo sprofondare, io, reduce da una innocua e sterile riunione al Provveditorato, sicuramente esposta a spreco di denaro a carico dei contribuenti (come dire il contrario, con mezzi, autisti e componenti sottratti alle esigenze di ogni singolo istituto), mentre quel povero Cristo, stava lì per guadagnare una cifra irrisoria.

Ed il mio assillo acuì ulteriormente quando pensai che la delibera emessa in commissione si limitava semplicemente a confermare l’avvenuta violazione della direzione parmense, ma che, come al solito, l’epilogo della vicenda si limitava a rappresentare all’istituto di riferimento l’avvenuta mancanza.

L’esempio fin qui descritto, solo per meglio comprendere che siamo ossessionati da una irriguardosa burocrazia, da lunghi tempi morti che lasciano spesso il campo a questioni che prestano il fianco a lungaggini insensate. E poi ci si lamenta quando leggiamo sfiducia nella pubblica amministrazione. Ovviamente l’esempio fin qui preso a riferimento serve solo a chiarire di come, ai giorni nostri, tante sono le circostanze simili, con riunioni a iosa, PIR, PIL, Accordo Quadro, riunioni sindacali infinite e spesso senza esiti, provvedimenti emessi e poi disdetti, rivisti, riarticolati, e tant’altro ancora che spesso determinano difficoltà nell’agire quotidiano.

Troppa burocrazia, al passo con l’iter dell’attuale target politico in vita da anni, troppi tempi morti, inutili nella maggior parte dei casi.

E quando abbonda la burocrazia, aumentano i disagi, le contraddizioni, le polemiche (spesso sterili) che accompagnano il tormentato mondo del lavoro.

Pensiamo ai tanti provvedimenti emessi anche nel nostro contesto: i servizi per le camere delle caserme, prima si pagano e poi dietrofront, poi nuovamente in pagamento e poi (alcuni giorni orsono) nuovo stop e sospensione; gli anticipi missione, pur esistendo una normativa specifica, niente da fare, ogni istituto si muove a modo proprio e l’Amministrazione si limita a fare un semplice monitoraggio senza dare specifiche direttive; gli organici sono del lontano 2012 e non risultano decretati, e, nonostante tutto, ogni tanto escono dei numeri che identificano i contesti di ogni singolo istituto e servizio.

Ecco, quindi, la necessità di ridurre questo trend, di dare maggiore credibilità e concretezza al nostro sistema, evitare angosciose riunioni su questioni che possono trovare il loro sbocco con maggiore speditezza e facilità in altri tavoli.

E, quando non ci riusciamo, pensiamo ai tanti Vincenzo che fanno della fatica e del logorio fisico il loro caposaldo, diamo atto alle nostre coscienze di vivere con coerenza e senso pratico il nostro delicato compito di amministratori e amministrati.

In fondo, proprio Vincenzo potrebbe giudicarci con la sua paletta… disco rosso o disco verde?

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