Polizia Penitenziaria: dal Ponte Morandi alle sezioni di PG mai secondi a nessuno!

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Un congruo numero di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso il Distaccamento di Genova del PRAP di Torino e presso le carceri di Genova Marassi, Genova Pontedecimo e Chiavari è stato impiegato, lo scorso venerdì 28 giugno, in concorso con le altre forze di polizia e di soccorso pubblico, per garantire l’ordine e la sicurezza del sito dove si è proceduto alla demolizione dei piloni 10 e 11 del Ponte Morandi.

La richiesta di mettere a disposizione uomini e mezzi è stata avanzata dal Prefetto della città, d’intesa col Questore.

Il personale di Polizia Penitenziaria è stato impiegato, in turnazione, dalle sei del mattino a mezzanotte, con il coordinamento del distaccamento genovese del Provveditorato.

Si è trattato di un’importante testimonianza di partecipazione a servizi di straordinario interesse per la comunità civile, occasione in cui la Polizia Penitenziaria ha dato ancora una volta dimostrazione di capacità professionali che integrano il mandato istituzionale e ne rendono visibile il contributo agli interessi più alti del Paese. Una richiesta alla quale gli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria del distretto ligure hanno risposto con entusiasmo, se è vero, come è vero, che il Provveditore non ha avuto alcuna difficoltà a trovare personale disponibile per lo svolgimento del servizio.

La tragedia del Ponte Morandi ha coinvolto anche il Corpo di Polizia Penitenziaria, essendovi tra le 43 vittime il figlio di una coppia di colleghi in quiescenza (entrambi anche sindacalisti del SAPPE a Pontedecimo) il quale, a sua volta, ha lasciato orfani quattro bimbi in tenera età.

Il contingente di Polizia Penitenziaria impegnato nei servizi di ordine pubblico ha dunque assolto ai compiti ad esso affidati con grande professionalità ed ai suoi componenti (ed a chi li ha coordinati) vanno le espressioni di sincera gratitudine ed apprezzamento di tutta la nostra Istituzione e del SAPPE in particolare. Ancora una volta, abbiamo dimostrato di non essere secondi a nessuno e questo deve fare seriamente riflettere sulla opportunità che si provveda quanto prima ad inserire donne e uomini del Corpo nei contesti interforze di contrasto alla criminalità. Lo sollecita, peraltro, un disegno di legge d’iniziativa di parlamentari del Gruppo 5Stelle in Senato (DDL 1129 d’iniziativa dei senatori Piarulli, Turco, Di Piazza, Trentacoste, Lannutti, Romano, Angrisani, Abate e Morra) che prevede, appunto: “Disposizioni in materia di istituzione delle sezioni di polizia giudiziaria del Corpo di Polizia Penitenziaria, di servizi centrali di polizia giudiziaria del Corpo di Polizia Penitenziaria, di utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto da parte del Corpo di Polizia Penitenziaria, nonché́ di istituzione di un Nucleo di Polizia Penitenziaria presso ogni Tribunale di Sorveglianza.”

I parlamentari proponenti specificano che tra i compiti attribuiti al Corpo dalla legge e dai regolamenti ci sono quelli connessi all’espletamento delle funzioni di polizia giudiziaria riconosciute dal codice di procedura penale, senza alcun limite spazio-temporale o di materia. Stante che, con il D.Lgs. n. 218 del 2012, la Polizia Penitenziaria è stata inserita nell’organico della Direzione Investigativa Antimafia e, con il recente decreto sicurezza,è stato istituito un Nucleo di Polizia Penitenziaria presso la Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo “… tutto questo vuol dire che è sempre più avvertita l’esigenza di indagini specializzate che solo la Polizia Penitenziaria, per la specifica competenza e conoscenza della popolazione detenuta, riesce a condurre. Molti esponenti della criminalità organizzata e molti terroristi sono detenuti negli istituti penitenziari della nazione e molte inchieste investigative prendono proprio le mosse dal carcere. Da ciò è facile dedurre che la Polizia Penitenziaria non si limita all’attività di repressione, ma è attivissima – ed utilissima – anche nel campo della prevenzione”, scrivono i senatori.

Tuttavia, non è ulteriormente rinviabile l’inserimento della Polizia Penitenziaria negli organismi interforze che svolgono indagini sulla criminalità organizzata.

La modifica legislativa renderebbe il quadro normativo di riferimento più coerente con la realtà operativa già in essere e troverebbe giustificazione nella specificità delle attività del Corpo di Polizia Penitenziaria in ambito investigativo penitenziario.

Le competenze della Polizia Penitenziaria sono ex lege riferibili all’esecuzione penale senza alcun limite, sia che si debba rieducare il detenuto, sia che si debba investigare sulla continuità dell’azione criminale di detenuti in carcere (si pensi all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, norma di prevenzione e non di repressione detentiva, cui attende personale del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria).

La stessa modifica consentirebbe, in particolare, al Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria – servizio centrale con funzioni di polizia giudiziaria per fatti commessi in ambito penitenziario o direttamente collegati all’ambito penitenziario – di disporre dello strumento per coordinare le attività investigative relative ai delitti di criminalità organizzata svolte sul territorio nazionale (da reparti degli istituti penitenziari, nuclei traduzioni, esecuzione penale esterna, e così via). Inoltre, sarebbe necessario modificare l’articolo 5 delle norme di attuazione del c.p. per consentire l’inserimento del personale del Corpo nell’organico delle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica. Del resto, la legge n. 4 del 2011 inserì stabilmente il personale del Corpo Forestale dello Stato nelle sezioni di polizia giudiziaria delle procure al fine di avvalersi delle competenze specialistiche di quel Corpo. E così come ci si avvale della indiscussa specificità di polizia tributaria del Corpo della Guardia di finanza, non ci si può continuare a privare delle competenze della Polizia Penitenziaria e del suo angolo di osservazione privilegiato delle dinamiche criminali in ambito penitenziario, spesso anticipatrici degli effetti «esterni» sul territorio.

Questo DDL a firma 5Stelle, gruppo politico del Ministro Bonafede, raccoglie le rivendicazioni del SAPPE, ossia l’importanza di avvalersi anche del ruolo, dei compiti e delle funzioni della Polizia Penitenziaria nel contrasto alla criminalità ed a tutela della sicurezza sociale. Sta ora al Parlamento dare concretezza e legittimità normativa a ciò che è un dato di fatto oggettivo.

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Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

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