Porto Azzurro: “Il carcere non può sostenere detenuti turbolenti”

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A lanciare l’appello è il segretario generale Sappe che chiede ai vertici del Dap di intervenire sulla situazione del carcere di Porto Azzurro

PORTO AZZURRO — Il segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo Polizia penitenziaria), Donato Capece, lancia un appello per risolvere una situazione di criticità all’interno del carcere di Porto Azzurro e lo fa con una lettera indirizzata al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e per conoscenza al direttore generale del personale, al Provveditorato regionale per le regioni Umbria e Toscana, al direttore generale Trattamento detenuti e al direttore della Casa di reclusione di Porto Azzurro.

Qui di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera di

“Ill.me Autorità in indirizzo, continuano a giungere a questa Segreteria generale doglianze da parte del personale in servizio a Porto Azzurro poiché sembrerebbe che l’istituto, da troppo tempo ormai, sarebbe costretto ad accogliere in maniera indiscriminata soggetti provenienti dai diversi istituti del Distretto e, in non rari casi, anche da carceri fuori regione. 

Per di più, ad essere trasferiti in loco sarebbero quasi sempre detenuti che hanno tenuto, nei carceri di provenienza, comportamenti turbativi dell’ordine e della sicurezza (risse, tentativi di evasione, problematiche legate alla tossicodipendenza ed altro ancora). 

Questi ‘particolari’ ristretti, che evidentemente necessiterebbero di un regime detentivo di maggiore rigore, non consentono, in specie a Porto Azzurro che, per come noto, è una casa di reclusione ad alta vocazione trattamentale, di svolgere quella tanto decantata finalità rieducativa dei detenuti. 

Occorre, inoltre, tenere conto, cosa che sembrerebbe essere sfuggita ai vertici dipartimentali, che l‘istituto de quo soffre di carenze strutturali e tecnologiche dovute alla inefficienza dei vari cancelli e porte, al malfunzionamento del sistema di video-sorveglianza, ai ciclici lavori di ristrutturazione, solo per citarne alcuni, che ne compromettono già di per sé la sicurezza. 

E non vorremmo, come spesso accade, che dette problematiche, laddove si dovessero verificare degli, in queste condizioni molto possibili, eventi critici, si dovessero ripercuotere solo Segreteria generale ed esclusivamente sul personale di Polizia penitenziaria il quale, come in ogni occasione, oltre a farsi carico dei gravosi e delicati compiti di gestione della popolazione detenuta, è chiamato a rispondere, suo malgrado, per responsabilità che non sono proprie. 

Sarebbe, allora, opportuno, quanto meno nel tentativo di arginare i comportamenti contrari alle comuni regole di civile convivenza, dare concreta attuazione alle disposizioni impartite dal Sig. Capo Dipartimento nella nota GDAP n.0195654 del 12.06.2018 e nella quale si prevede l’allontanamento dei detenuti che si rendono protagonisti di episodi di disordine e turbativa degli istituti penitenziari.

Andrebbe, a parere di chi scrive, valutata anche la possibilità di istituire una sezione ad hoc, così come disciplinato dall’art. 32 del DPR 230/2000, che possa fungere da reale deterrente per i detenuti riottosi.
Si rimane in attesa di conoscere quali saranno gli interventi che si vorranno adottare per risolvere la difficile questione”.

Fonte: www.quinewselba.it

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