Quando una benda sugli occhi viene considerata più grave di undici coltellate

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Nelle scorse settimane, come ricorderete, un vice Brigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega, è stato trucidato a Roma da un giovane americano che, spalleggiato da un connazionale, gli ha inferto undici mortali coltellate durante un servizio di polizia. Nelle ore successive, è apparsa sui social network (ed è stato subito ripresa dai quotidiani) la foto di uno dei due americani arrestati con una benda sugli occhi. “Per pochi istanti, per impedirgli di vedere atti riservati”, si sono difesi i Carabinieri che erano presenti quella notte lì dove l’arrestato è stato portato bendato.
Apriti cielo! Subito sono montate le polemiche, anche politiche, per come è stato trattato uno dei due imputati di omicidio del Carabinieri.
Da un lato c’è un Servitore dello Stato massacrato da undici coltellate, dall’altra un arrestato per omicidio al quale è stata fatto mettere sugli occhi una benda.
Eppure, è montato un clamore mediatico e politico tale per cui è sembrato quasi che le due cose avessero eguale gravità…
Anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, non ha fatto mancare la sua pubblica reprimenda.
Non solo. Dopo qualche giorno dall’arresto dei due americani, un parlamentare della Repubblica italiana, già del Partito Democratico ed oggi membro della renziana Italia Viva, “fresco” Sottosegretario agli Esteri – Ivan Scalfarotto – si è recato nel carcere di Regina Coeli a Roma per, parole sue, “verificare le condizioni dei due imputati per il terribile omicidio del Carabiniere Cerciello Rega”.
Non so che idea abbia avuto fino ad allora Scalfarotto (che non mi risulta essere stato dalla moglie del vice Brigadiere ucciso per esternarle il proprio cordoglio) sul sistema penitenziario nazionale, ma lo vorrei rassicurare che il carcere di Regina Coeli, come altre strutture detentive, ha oggettive difficoltà strutturali che meriterebbero urgenti interventi di manutenzione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria e dell’Istituzione alla quale Scalfarotto appartiene. Ma, e va detto con forza, questo non pregiudica le condizioni di sicurezza dell’Istituto e la dignità della detenzione dei ristretti. Il deputato Scalfarotto stia tranquillo: a Regina Coeli, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato.
Prerogative che abbiamo per tutti i detenuti, più o meno noti, più o meno pericolosi, più o meno al centro delle cronache.
L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto – lavoro svolto quotidianamente, lo ripeto, con professionalità, abnegazione e umanità, dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria.

Non so se il Sottosegretario Scalfarotto ha avuto tempo e modo per vedere anche gli altri detenuti e come lavora la Polizia Penitenziaria in carcere, ma vorrei richiamare la sua attenzione sul fatto che nelle carceri la situazione si è notevolmente aggravata rispetto agli anni precedenti. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre nel primo semestre del 2019 sono inquietanti: 5.205 atti di autolesionismo, 683 tentati suicidi, 4.389 colluttazioni, 569 ferimenti, 2 tentati omicidi. I decessi per cause naturali sono stati 49 ed i suicidi 22. Le evasioni sono state 5 da istituto, 23 da permessi premio, 6 da lavoro all’esterno, 10 da semilibertà, 18 da licenze concesse a internati.
E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria.
Provvedimenti fortemente voluti dalla minoranza politica alla quale Scalfarotto apparteneva quando era al Governo…

Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti.
Ma è anche demagogia e ipocrisia, a nostro avviso, andare a visitare le carceri solamente in presenza di detenuti che balzano agli onori delle cronache per l’efferatezza dei delitti commessi, come nel caso dei due americani arrestati a Roma per l’uccisione del vice Brigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega.

La gente, spesso, sa poco di quel che succede in carcere; questo perché è indotta ad approcciarsi ad esso, alle tematiche penitenziarie più in generale, solamente in occasione di eventi drammatici (suicidi, evasioni, presenza in carcere di detenuti eccellenti in particolare) che sono poi quelli che trovano maggiore evidenza sugli organi di informazione.
Ancor più approssimativa è la conoscenza del nostro lavoro, quello del poliziotto penitenziario, perché se il carcere è – come esso è – un ambiente chiuso, ancor più difficile è venire a sapere quel che fanno le donne e gli uomini con il Basco Azzurro.

Sarebbe grave se non sapesse queste cose un parlamentare della repubblica italiana, membro di Governo, tanto più se poi dovesse usare questa sua ignoranza per ricavare un po’ di notorietà e visibilità mediatica…

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About Author

Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

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