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Regolamento di conti nel carcere: tagliato orecchio a un detenuto

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Carceri ad alta tensione. A Salerno un detenuto viene aggredito e gli viene tagliato un orecchio. Ad Aversa un altro muore suicida mentre a Poggioreale, Napoli, un medico resta ferito anche lui dopo aver subito un’aggressione. Una situazione ai limiti della normalità all’interno degli istituti dove riescono ad entrare anche droga e cellulari.

Ancora una volta la denuncia arriva dal sindacato Sappe che, in una nota stampa, fa un attento esame della vicenda.

Emilio Fattorello, segretario nazionale del sindacato, ricostruisce così i fatti: «In pochi giorni abbiamo registrato diverse aggressioni e trovato diverse dosi di droga oltre che di  telefonini. Soltanto a  Salerno, in pochi giorni, sono stati rinvenuti ben otto cellulari perfettamente funzionanti nascosti nelle celle, nei posti più impensati, ritrovamenti  avvenuti con l’aiuto di agenti di rinforzo provenienti da altre sedi. Per non parlare della droga rinvenuta nelle parti intime dei familiari dei detenuti ai colloqui o dei plichi lanciati dall’esterno verso l’interno del carcere, contenenti droga e cellulare». Quindi racconta il fatto di sangue: «Nelle ultime ore – sempre a Salerno – abbiamo registrato anche una violenta aggressione ad un detenuto e il suo ferimento con una rudimentale arma da taglio composta da una lametta ed un manico. L’uomo aggredito dal gruppo è finito in ospedale con un orecchio reciso. E’ stata aperta una indagine interna per capire chi sia stato l’autore della violenza e quale siano i motivi: il sospetto è che si tratti di un regolamento di conti». Il caso della droga lanciata dall’esterno, sempre a Fuorni, è diventato ormai un fatto quasi normale. Secondo gli agenti della penitenziaria anche a causa delle nuove disposizioni di legge che prevedono che i detenuti possano stare da soli. Ad alimentare il fenomeno, anche la carenza di personale.

Aggressioni anche a Poggioreale. Vittime della furia di un detenuto, un medico  medico di guardia e ad un ispettore: entrambi hanno subito lesioni. Anche qui sono stati ritrovato, soltanto nei giorni scorsi, tre cellulari. Disagi e violenze che ad Aversa hanno spinto un detenuto straniero a suicidarsi per impiccagione.

«La tensione e la criticità nelle carceri campane ormai sono al massimo – dice ancora Fattorello – quasi mille detenuti oltre le soglie tollerabili dei 17 istituti a fronte di organici sempre più assottigliati. Ormai da tempo lanciamo l’allarme su una situazione di invivibilità acclarata».

Sulla questione interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, denunciando che l’automento degli episodi violenti all’interno delle carceri italiane sarebbero «favoriti dal regime penitenziario aperto e dalla vigilanza dinamica, ossia dalla sensibile riduzione di controlli da parte polizia penitenziaria».

Quindi rimarca: «Quel che sta accadendo nelle ultime ore nelle carceri campane è gravissimo.  La situazione si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri degli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dagli agenti in servizio (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario‘aperto, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della polizia penitenziaria».

Infine l’affondo dei due sindacalisti: «Le nostre denunce sono inascoltate, la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano agenti e se non accadono più tragedie  di quelle che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di fermare questa spirale di ingiustificata violenza contro i poliziotti penitenziari».

fonte: Il Mattino

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