Riportare il benessere del poliziotto penitenziario al centro del sistema

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Il caso è recentissimo ed ha destato molto scalpore, ma la questione è annosa: un agente di Polizia Penitenziaria del carcere di Volterra è finito nelle scorse settimane in ospedale dopo aver consumato un pasto a base di pesce nella mensa del penitenziario toscano. Per il medico che lo ha preso subito in cura non vi sono grossi margini per i dubbi: l’agente era in preda ad un’intossicazione alimentare. Dovuta con molta probabilità (ma il condizionale è ancora d’obbligo) al piatto di pesce appena consumato alla mensa della Fortezza. Ennesimo episodio di una situazione insostenibile e che portò, tempo addietro, alcuni agenti di Polizia Penitenziaria a rifiutare il servizio di mensa ordinaria in carcere rilevando “quantità di cibo scarse, poca variabilità nelle alternative dei menù, oltre a ragionevoli dubbi sullo stoccaggio e sulla conservazione delle provviste”.

Al collega va la nostra vicinanza e solidarietà per quanto accaduto, ma l’occasione è utile per tornare a parlare di un problema significativo ed importante che, a nostro parere, non ha l’attenzione che merita: ossia il benessere organizzativo e l’adozione di adeguate misure di contrasto del disagio lavorativo del personale dell’Amministrazione Penitenziaria.

Non va sottaciuto che nel decorso anno 2019 sono stati tantissimi i problemi in tal senso e che sono stati ben 11 (!) i poliziotti penitenziari che hanno deciso di togliersi la vita: è dunque fondamentale e necessario comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative in così tanti tragici gesti estremi posti in essere dai poliziotti penitenziari. Ne abbiamo diffusamente parlato anche nel recente primo Convegno nazionale sull’Emergenza Suicidaria all’interno delle Forze dell’Ordine, che si è tenuto presso l’Aula Magna “Gaetano De Leo” della Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale “Piersanti Mattarella” di Roma. Per altro, uno studio della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna ha effettuato lo studio “Fattori di stress e benessere organizzativo negli operatori di Polizia Penitenziaria“.
Lo studio ha voluto evidenziare e analizzare i casi di stress lavoro correlato da cui sono affetti gli operatori della polizia penitenziaria. La ricerca è stata effettuata su 188 lavoratori di quattro istituti in Piemonte: 138 uomini e 33 donne con età media di 38 anni. A tutti è stato sottoposto un questionario per misurare il livello di burnout, benessere psicologico, stress legato all’organizzazione e all’esposizione a eventi critici. Chi lavora nella Polizia Penitenziaria è esposto a rischi non solo fisici, ma anche psicologici, visto che non solo devono mantenere l’ordine all’interno delle strutture che competono loro, ma anche dare un contributo significativo alla rieducazione e al reinserimento dei detenuti nella società.

I risultati hanno dimostrato che lo stress è più legato a situazioni emotivamente pesanti, richiami ingiusti dei superiori, conflitto casa-lavoro, orari straordinari di lavoro, esposizione a offese da parte dei detenuti, minacce e gesti di autolesionismo. E ad incidere sulla qualità del servizio reso vi è, indubbiamente, anche l’impossibilità di disporre nella maggior parte dei casi di servizi di qualità nell’ambito delle mense di servizio (dove spesso, la sera e nei giorni festivi, è la scatoletta di tonno ed una pasta in bianco il pasto fornito) e delle Sale spaccio, sempre meno e spesso chiuse.

Vi sono stanze in Caserme assai poco confortevoli, non vi sono confortevoli Sale convegno, Sale tv, biblioteche, Aule multimediali per il Personale. Men che meno vi sono convenzioni in ambito locale per rafforzare le attività di assistenza e protezione sociale, per fornire un’offerta organica e qualificata di prestazione psicologiche e psicoterapeutiche a livello nazionale agli appartenenti al Corpo e ai loro famigliari, per favorire l’opportunità di affrontare e risolvere problematiche riguardanti la sfera psicologica per accrescere lo sviluppo del benessere e della qualità della vita. Ma vi è di più. Il nostro è un servizio che logora: sempre più persone lavorano in orari che non tengono conto dei ritmi naturali dell’organismo. Ne ha parlato anche l’inserto Corriere Salute, secondo il quale oggi, in media, un quarto della popolazione dei Paesi sviluppati lavora secondo orari non standard, a notte fonda o nel weekend, ma in alcune nazioni la quota è perfino più alta. Per

Roberto Manfredini, direttore del Dipartimento di Scienze mediche dell’università di Ferrara ed esperto di cronobiologia: “Esiste una ‘sindrome del lavoratore turnista’, identificata da circa 15 anni: i sintomi sono vari, dai disturbi del sonno (come difficoltà ad addormentarsi o riprendere sonno, oppure risvegli frequenti o troppo presto al mattino, ndr) a una stanchezza che non passa neppure dopo essersi riposati, in vacanza o nel fine settimana; tipiche le alterazioni del tono dell’umore, come irritabilità e malessere, ma anche le difficoltà digestive come mal di stomaco e mancanza di appetito o l’utilizzo eccessivo di farmaci, soprattutto sedativi o per problemi gastrointestinali”.

Ora immaginiamo un o una collega che, impiegato nel servizio a turno delle sezioni detentive, vive nella stanza emotivamente “fredda” di una caserma, mangia poco e male in mensa, non può prendersi un caffè se non alle classiche macchinette e magari ha pure qualche problema a livello familiare…

Dov’è e cos’è, per lei o lui, il benessere organizzativo?

Quali possono essere le misure di contrasto al disagio?

Ecco: è da qui che si deve ripartire. Riportando il benessere del poliziotto penitenziario al centro del sistema!

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About Author

Donato Capece

Nato ad Albano di Lucania il 23 marzo 1947 già Commissario Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria. Laureato in lettere e in giurisprudenza, un master in scienze criminologiche, uno in studi penitenziari ed uno in metodologia e tecniche della creatività. Giornalista pubblicista. Autore di pubblicazioni tecnico-giuridiche e professionali. Avvocato praticante. Manager per i servizi di mediazione. Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Presidente dell’Accademia Europea Studi Penitenziari. Segretario Generale del Sappe e Presidente dell’Anppe.

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