Rivolta al carcere di Terni: i detenuti si armano di lamette e minacciano di incendiare le sezioni

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La denuncia del Sappe: “Agenti disarmati e inermi di fronte a scene di guerriglia, scatta lo stato di agitazione”. Ecco come stano stanno le cose“

Un bollettino di guerra quello descritto dal Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che parla di “scene di guerriglia” all’interno del carcere di Terni dove da giorni gli agenti sono costretti “a fronteggiare continue rivolte di detenuti di varie etnie, alcuni perfino a rischio radicalizzazione islamica, del reparto media sicurezza. Da sabato scorso il personale è sotto pressione da parte dei detenuti che si armano di lamette e minacciano atti di autolesionismo e di incendiare se stessi e le sezioni detentive. I motivi? I più futili che possiamo immaginare”.

GLI EPISODI CRITICI NELL’ISTITUTO

Oggi (martedì 6 novembre, ndrsi sono verificati gli episodi più gravi con tre sezioni in rivolta: frigoriferi sbattuti a terra, bombolette di gas usate per minacciare di incendiare le sezioni e i più scalmanati, armati di lamette, che sanguinanti si scagliavano contro i colleghi. Scene da guerriglia di fronte alle quali la polizia penitenziaria, disarmata – denuncia il Sappe di Terni – non poteva far altro che aspettare che si calmassero gli animi, sperando di poter tornare a casa incolumi”.

La prima rivolta risale a sabato, sedata dopo ore di trattative tra i vertici della polizia penitenziaria e i ristretti che rifiutavano di rientrare in cella perché convinti che il detenuto che aveva tentato il suicidio, e prontamente soccorso, fosse morto”.

“Da quel momento – accusa ora il sindacato degli agenti penitenziari – ogni scusa è stata buona per protestare violentemente, approfittando del fatto che il personale è disarmato, arrivando addirittura a minacciare di denunce per il ‘reato di tortura’ i poliziotti. Insomma, la polizia penitenziaria di Terni sta tra l’incudine (i detenuti) e il martello (i superiori) inerme ed impotente nel lasciare il carcere nelle mani dei facinorosi. Ed ogni giorno subisce denunce infondate per presunti maltrattamenti. Oltretutto gli ammutinamenti sono messi in atto sempre dopo le ore 14 per approfittare della riduzione pomeridiana di personale, che oltre che inerme diventa anche numericamente inconsistente. Le motivazioni pretestuose e strumentali vanno dalle telefonate che vogliono fare quando decidono loro e non quando sono previste da regolamento, al voler scegliere con chi stare in cella e fino alla pretesa di sigarette o altri generi di sopravvitto”.

I NUMERI DELL’ISTITUTO

Nel carcere di Terni, il numero complessivo di detenuti è pari a 518 unità (al 31 ottobre 2019) a fronte di una capienza massima pari a 411 unità. Gli stranieri sono 117. Gli agenti di polizia penitenziaria presenti sono invece 203 a fronte di un organico previsto pari a 241 unità (mancano almeno 38 agenti). Nel 2018 sono stati 132 gli atti di autolesionismo rilevati: nell’elenco degli eventi critici del 2018 figura anche un suicidio e uno sciopero della fame. I detenuti in terapia psichiatrica sono 300, 24 quelli in trattamento per tossicodipendenza (fonte, Associazione Antigone).

IL GRIDO DI ALLARME E LO STATO DI AGITAZIONE DEL PERSONALE

“Nel frattempo – è il grido d’allarme del Sappe – il personale è allo stremo delle forze perché obbligato a permanere in servizio oltre il turno ordinario e fino alla fine dell’emergenza, restando intere giornate in prima linea ad aspettare che ritorni la calma. Stavolta pretendiamo che i detenuti individuati come i promotori e gli istigatori dei disordini vengano trasferiti immediatamente in altri penitenziari fuori dal distretto Umbria/Toscana laddove hanno già avuto modo di metter in atto comportamenti analoghi. Non è più possibile andare avanti in questo modo, con le carceri ingovernabili perché la polizia penitenziaria ha perso autorità ed autorevolezza sotto il comando di superiori incapaci di prendere le giuste decisioni e spesso ostili e distanti dal restante personale. Non sono più sufficienti le ‘pacche sulle spalle’, servono interventi inflessibili ed immediati contro tutti coloro che mettono a rischio l’ordine costituito. La polizia penitenziaria è allo stremo e non accetterà più il ruolo di carne da macello alla mercé dei detenuti”.
Il Sappe di Terni dichiara dunque lo “stato di agitazione del personale” e preannuncia manifestazioni di protesta, “qualora non dovessero essere assunti al più presto i richiesti provvedimenti”.

Fonte: ternitoday.it

 

 

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    La cosa più brutta x gli agenti, è essere arrestati e prendere il posto dei detenuti, chiusi in cella come a dei criminali, credo che chi passa, questo tipo di situazioni, subito dopo, lascia il corpo, in quanto non crede più nella giustizia, questa è l’Italia oggi!

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