Roma, perquisizione straordinaria in carcere a Rebibbia: trovato micro telefono

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SAPPE: “E’ ALLARME PER LA DIFFUSIONE DI TELEFONI CELLULARI NELLE CELLE DELLE CARCERI”
Movimentata perquisizione nella Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, a Roma. Gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno infatti esaminato e perquisito ogni anfratto delle Sezioni detentive del carcere di Rebibbia trovando un piccolissimo telefono cellulare, perfettamente funzionant. A darne notizia è Maurizio Somma, Segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
“Il telefono è stato ritrovato nella cella occupta da un detenuto italiano nel Reparto G12. Un plauso agli uomini della polizia penitenziaria di Rebibbia CCNC Roma che, nonostante la cronica carenza di personale, non rinunciano al controllo e alla repressione di condotte messe in atto dai detenuti. L’apparecchio è stato sequestrato e se n’è data notizia agli uffici dipartimentali e regionali e all’Autorità Giudiziaria. Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”, ha aggiunto il leader laziale del SAPPE.
“Il rinvenimento è avvenuto – spiega Donato Capece, Segretario Generale del SAPPE – grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio. Sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

Capece fa riferimento ad una comunicazione ministeriale dello scorso maggio con cui si dava notizia che “il Servizio Telecomunicazioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva ultimato la consegna degli apparati inibitori di comunicazioni cellulari a tutti i Provveditorati. A breve si sarebbe dovuta dare l’adeguata e pertinente formazione del personale individuato per l’utilizzo e il funzionamento di tali apparecchiature. Ma non risulta che tali apparecchi siano stati dati in uso alla Polizia Penitenziaria di Rebibbia in servizio alla Casa circondariale Nuovo Complesso di Roma. Perche?”
Anche per questo il SAPPE chiede ai vertici ministeriali un netto “cambio di passo” nelle attività di contrasto all’indebito possesso ed uso di telefoni cellulari e droga in carcere “a tutela di coloro che in prima linea delle sezioni detentive del carcere di Rebibbia rappresentano lo Stato, ossia gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria”.

 

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