Il Sappe diffida Capo DAP per circolare che obbliga a prestare servizio con persone contagiate o sospette

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Il Sindacato Autonomo Amministrazione Penitenziaria, Sappe diffida Capo  DAP Francesco Basentini, tramite lo Studio Legale Putignano, per la circolare che impone di prestare servizio ai poliziotti penitenziari con persone contagiate o a sospetto contagio. Il Sappe invoca la contrarietà al principio di correttezza e buona fede e la violazione dell’articolo 32 della Costituzione.

 

Ecco la diffida.

 

Spett.le

  • Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in persona del Capo del Dipartimento pro tempore, Dott. Francesco BASENTINI;
  • Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante pro tempore,
  • Ministero della Salute, in persona del legale rappresentante pro tempore,

Egregio

  • Commissario Straordinario del Governo, Dott. Angelo BORRELLI, Dipartimento della Protezione Civile,

 

in riferimento alla Circolare n. GDAP.13/03/2020.0087186.U, di cui all’oggetto,

con la presente, in nome e per conto del SAPPe sono a significare quanto segue.

Si contesta la illegittimità della detta Circolare, nella parte in cui – previo richiamo di quanto previsto dall’art. 7, D. Legge n. 14/2010 – “al fine di garantire nell’ambito del contesto emergenziale, l’operatività delle attività degli istituti penitenziari, il cui personale si trova, in prima linea, a fronteggiare l’emergenza, nella unica prospettiva di salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica collettiva, dispone che “gli operatori di Polizia Penitenziaria in servizio presso le strutture penitenziarie, in quanto operatori pubblici essenziali, debbano continuare a prestare servizio anche nel caso in cui abbiano avuto contatti con persone contagiate o che si sospetti siano state contagiate”; e tanto per contrarietà al principio di correttezza e buona fede nonché all’art. 32 Cost. (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”).

Le prescrizioni della richiamata Circolare non tengono conto della obiettiva, grave ed emergenziale condizione in cui versano le strutture carcerarie ed i poliziotti ivi addetti, i quali – già chiamati recentemente ad affrontare le ben note “rivolte” dei soggetti ivi ristretti, con gravissimo pericolo per la propria integrità – sono costretti ad affrontare il rischio da epidemia per COVID-19 in una condizione di ristrettezzase non addirittura assenza – di adeguati mezzi e sistemi di protezione.

In nessuna parte della stessa Circolare, di cui si tratta, sono previste misure volte a reperire – in tempi celeri ed adeguati – i presidi sanitari di protezione (guanti e mascherine) necessari e sufficienti al fine di permettere A TUTTI I POLIZIOTTI (e non soltanto ad un numero ristretto a causa della pochezza della dotazione) di svolgere, con regolarità, la propria funzione in modo alquanto sicuro, in una situazione già caratterizzata da numerosi casi di positività al virus.

Al contrario, sono diramate disposizioni interne volte al “risparmio” dei detti presidi sanitari, i quali addirittura non possono essere regolarmente utilizzati nello svolgimento del servizio, ma solo in caso di contatto – e nel limite temporale di quest’ultimo – con individui positivi o affetti da Coronavirus.

Senonché ci si chiede come possa un poliziotto penitenziario essere a conoscenza della eventuale positività di un detenuto piuttosto che di un altro in modo da poter “giustificare” l’uso dei presidi a propria tutela?

Vero è che a causa di tali indicazioni:

  • l’intestato Dipartimento espone, con negligenza e colpa grave, gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria ad inaccettabile ed indiscriminata esposizione all’infezione da COVID-19, con l’effetto di favorire ed accelerare la diffusione dello stesso virus, sia in ambito carcerario sia civile (rientrando nel proprio domicilio, i poliziotti espongono indiscriminatamente anche i propri familiari al rischio da contagio);
  • i poliziotti penitenziari sono costretti a lavorare in totale spregio delle norme eccezionali di sicurezza (mezzi di protezione), previste ed entrate in vigore per regolamentare tale situazione emergenziale; norme che, proprio per il loro carattere di necessità ed urgenza (tale da giustificare il ricorso a Decreto Legge) devono trovare piena ed assoluta attuazione.

Per l’effetto, in considerazione di tutto quanto sin qui dedotto, si diffida formalmente il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dall’adottare ogni misura necessaria:

  • alla celere e compiuta dotazione dei poliziotti penitenziari, assegnati presso la Strutture Penitenziarie e le Case di Reclusione, di ogni presidio necessario per il sicuro esercizio della funzione stessa; a tutela del diritto inviolabile al bene “salute” di rango costituzione (art. 32 Cost.);
  • ad adottare ogni misura e ad emanare ogni direttiva ritenute necessarie, nelle more, a tutelare gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nel pieno rispetto dei richiamati Decreti Legislativi.

Con l’avvertimento che si sta valutando quanto portato all’attenzione del sottoscritto procuratore al fine di individuare qualsivoglia illecito amministrativo, civile e penale imputabile all’Intestata Amministrazione, con riserva di ogni azione giudiziaria, anche a titolo di risarcimento del danno patito dal singolo poliziotto penitenziario e dal nucleo familiare di appartenenza per lesione del diritto inviolabile alla salute, dinanzi alle competenti Autorità Giudiziarie.

In attesa di riscontro alla presente,

porgo

Distinti Saluti.

Avv. Nicola PUTIGNANO

 

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6 commenti

  1. Avatar

    Il Sappe che diffida il Capo del DAP ma ve lo immaginate? Secondo il proprio parere nemmeno si scompone

  2. Avatar
    Isp. Corrado Presti on

    complimenti per la diffida, qualcuno al DAP pensa che siamo carne da macello? si sbaglia di grosso.

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