Severino prima donna al Ministero della Giustizia: “Io, apripista per le altre”

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Paola Severino è stata la prima donna alla guida del Ministero della Giustizia. L’ex Guardasigilli si racconta in un’intervista  in occasione della giornata internazionale della donna.

Ministro della Giustizia Prima donna ministro della Giustizia: un privilegio e una responsabilità, allo stesso tempo…
“C’è un enorme corridoio all’interno della sede di via Arenula nel quale campeggiano i ritratti dei ministri della Giustizia: quando sono arrivata io non c’era nessun ritratto di donna. Questa, evidentemente, è l’immagine più emblematica di una situazione nella quale, aperta la strada e sfondato il ‘tetto di vetro’, è stato bello vedere altre donne nel medesimo ruolo. D’altra parte, è in tutto l’ambito della giustizia che si sono verificati dei fenomeni un po’ tardivi: penso, per esempio, all’ingresso delle donne in magistratura, avvenuto solo a partire dal 1963. Oggi le donne magistrato sono più della metà del totale: questo vuol dire che sfondare per prime, alle volte, può aprire la strada alle altre e credo che questo sia straordinariamente importante perché la catena di solidarietà tra donne deve portarci a pensare sempre alle altre. Essere state prime vuol dire avere il desiderio che tante altre seguano lo stesso percorso”.

Durante l’incarico da ministro, o in altre situazioni pubbliche, ha mai avuto la sensazione che il suo essere donna potesse rappresentare un limite?
“Devo dire che davvero non ho mai avvertito questa sensazione. E non è una frase fatta, pur avendo vissuto in un mondo nel quale tradizionalmente il numero degli uomini era superiore a quello delle donne. Anche come avvocato, operando nel diritto penale d’impresa e quindi avendo vissuto in un mondo di amministratori delegati e consiglieri di amministrazione prevalentemente di sesso maschile, devo dire che non mi sono mai sentita accettata in maniera diversa da come lo sarei stata per il mio ruolo professionale. Una sola volta, in tutta la mia vita, un cliente che si era rivolto a me dopo aver parlato con la moglie preferì un avvocato di sesso maschile sostenendo di aver bisogno di un difensore aggressivo. Naturalmente la cosa, visto che ero all’inizio della carriera, mi fece molto male ma poi decisi di andare avanti e credo che il senso dell’andare avanti sia quello che ci rende forti e ci consente di dire che oggi veramente questa differenza di genere, almeno in alcuni settori e a determinati livelli, non si avverte più”.

Nell’amministrazione pubblica, a suo avviso, la parità tra uomo e donna è ancora un obiettivo da raggiungere oppure possiamo considerarla un dato di fatto?
“Come sempre accade in questo mondo il numero di donne diminuisce mano a mano che si sale nella scala gerarchica. Però anche questo avviene a macchia di leopardo. Al Ministero dell’Interno, per esempio, ci sono tante prefetto. In altri ministeri forse la componente femminile si va rarefacendo quando si raggiungono i ruoli più esclusivi. Ed è su questo che bisogna puntare: chi riesce ad arrivare deve portare con sé le tante altre donne che meritano”.

Fonte:gnewsonline.it

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