Lo sgabello d’oro: un detenuto fa un danno da trenta euro … ma allo Stato ne costa tremila!

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Volete sapere cosa succede a un detenuto che danneggia le cose dello Stato? Volete sapere perché in carcere uno sgabello diventa d’oro?
Leggetevi questa bella storiella …
Quando accade qualcosa in carcere, il Comandante aggiunge le informazioni alle varie relazioni di servizio. Per questa ragione, di solito, viene convocato in Tribunale per riferire sui fatti accaduti; spesso unitamente all’estensore della relazione iniziale, un assistente capo, e al sottufficiale di sorveglianza.
E, infatti, viene chiamato per un caso di danneggiamento allorquando, tempo addietro, nel corso di una protesta due detenuti avevano rotto due sgabelli e un tavolino.
Ad una lettura attenta dei fatti può sembrare un processo da niente, un danneggiamento dei beni dell’Amministrazione Penitenziaria: due sgabelli di legno vecchio tipo e un tavolino dal valore complessivo, considerando lo stato di usura, di trenta euro al massimo.
Lo Stato, con la sua pretesa punitiva, persegue i due detenuti facendo pagare loro questi trenta euro, che già ha acquisito, richiedendo, poi, anche una giusta condanna.
E’ lecito immaginare che un processo del genere si svolga in qualche minuto di un giorno in cui tre colleghi sono stati messi liberi per recarsi in Tribunale.
Niente di più sbagliato…
Pensate poi che, per un processo di così poca cosa, i detenuti non sarebbero comparsi? Sbagliato anche questo…
Già dalle 6 del mattino un detenuto è stato tradotto da un carcere distante 400 km dal Tribunale e, per fare ciò, l’Amministrazione Penitenziaria ha costituito una scorta di 4 agenti e ha messo un furgone in strada che farà ben 800 chilometri. Saranno pagate almeno 30 ore di straordinario alla scorta, più il costo del pranzo.
L’altro detenuto, bontà loro, è collegato in video conferenza.
Il Pubblico Ministero chiama subito il Comandante per riassumere i fatti gravissimi della rottura degli sgabelli e del tavolino. Dopo aver letto la formula del giuramento il Comandante inizia il racconto: Tutto ebbe inizio in una calda notte d’estate, quando un detenuto accusò un malore e morì poco dopo di morte naturale. I detenuti, pretestuosamente, si ribellarono per solidarietà contro la Polizia Penitenziaria rea (a loro dire) di non aver soccorso subito il detenuto. Misero a ferro e a fuoco il Reparto, facendo scoppiare bombolette di gas, sbattendo le pentole contro i cancelli, incendiando lenzuola, carta ed altro ed infine rompendo anche sgabelli e tavoli. L’avvocato difensore inizia il controesame chiedendo, innanzitutto, se il Commissario fosse sicuro che gli sgabelli rotti, fotografati e allegati agli atti, li avessero rotti i due detenuti imputati.
«Ho fatto fare delle ispezioni nelle celle; l’unica cella in cui mancavano gli sgabelli, e il tavolo era rotto, era quella occupata dai due».
«Ma come hanno fatto a tirare gli sgabelli attraverso il blindato?» Chiede l’avvocato.
«Avvocato, il blindato d’estate rimane aperto per fare circolare l’aria, perché fa caldo. Gli sgabelli rotti sono stati tirati attraverso i cancelli»
«Ma i cancelli erano aperti?»
«Avvocato erano le tre di notte …potevano mai essere aperti i cancelli? I blindati erano aperti ma i cancelli erano chiusi.»
«Riconosce gli sgabelli in foto?» Chiede il P.M.
«Ah perché ci sono anche le foto?» Chiede il Giudice
«Dottoressa le ho fatte io quelle foto.» Risponde il Commissario un po’ seccato.
Interviene l’avvocato difensore dell’imputato in video conferenza.
«Commissario ma lei ha visto il mio assistito rompere materialmente lo sgabello?»
«Guardi c’era una rivolta e non potevamo transitare per la sezione in quanto pioveva di tutto …non potevo mettere a repentaglio l’incolumità dei miei uomini…»
«Comandante io le ho chiesto se lei lo ha visto…»
«No …ma gli sgabelli sono stati rotti dai due…»
«Va bene mi basta sapere che lei non ha visto il mio cliente…»
«Insomma Commissario lei comunque non li ha visti rompere gli sgabelli.» Dice il giudice intervenendo.
La discussione ha del surreale. Il Comandante si rende conto che nessuno conosce le dinamiche penitenziarie.
«Signor Giudice erano le tre di notte c’era una rivolta. Solo la mattina abbiamo fotografato quello che era stato buttato fuori dalle celle e poi abbiamo fatto le verifiche.»
«Ma le ha fatte lei le verifiche?»
«No ho incaricato un ispettore.»
«E’ qua presente?»
«No non è stato convocato.»
«Ah, beh allora …forse dobbiamo convocarlo.
Se non ci sono altre domande possiamo fare andare il Comandante.»
Ma il processo continua con il controesame degli altri testi.
Insomma, per trenta euro di sgabelli rotti è stata fatta una traduzione con quattro unità di scorta che oltre alla missione faranno almeno trenta ore di straordinario, consumato gasolio per circa duecento euro, pranzi ecc. da sommare al costo della video conferenza e alle tre giornate di lavoro perse del Comandante e dei suoi collaboratori.
E il processo viene rinviato perché il Giudice vuole sentire anche colui che materialmente si era accertato che mancavano gli sgabelli nella cella dei due imputati.
Lo Stato ha speso tremila euro per processare due detenuti che hanno fatto un danno di trenta euro.
E giornalmente bisogna moltiplicare questa somma per tutti quei processini che si svolgono in tutti i Tribunali d’Italia, che ingolfano la giustizia e per i quali basterebbe solo il risarcimento dei danni e una punizione disciplinare. La pretesa punitiva dello Stato, secondo voi, è stata soddisfatta?

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2 commenti

  1. Avatar

    Senza contare quanto ha guadagnato l’avvocato difensore che è pur sempre una spesa del cittadino, perbene o delinquente che sia. Senza contare l’inquinamento ambientale degli 800 Km di carburante. Senza contare …….. E così questi sono i tasselli che conducono, congiuntamente a tutte le altre vergognose inadempienze e mancate garanzie, al disinnamoramento del proprio lavora, alle crisi di identità e, anche, a tanti suicidi.

  2. Avatar
    Pasquale Scopece on

    Dipende tutto dall’A.D. del Penitenziario con un protocollo d’intesa fra il Presidente del Tribunale giudicante, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza e il Magistrato per competenza di Sorveglianza. Si potrebbe fare un’attività interna con terze persone professionali dell’istituto del tipo “Commissione Disciplinare” considerando che in quel frangente nella protesta dei detenuti non emerga un illecito penale. Concludo con una giusta azione di risarcimento del tipo lavorativo al 50×100 e il restante 50×100 remunerativo. Inoltre obbligo di frequentare sedute dallo psicologo per riabilitare il soggetto alla prosecuzione della condanna da ultimare. F/to Pasquale Scopece residente a Portoferraio in quiescenza dal 2010

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