Soldi per superare concorsi, coinvolto nella truffa anche un generale della penitenziaria

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L’inchiesta parte da un altro filone di indagini su ex presidente Antonini | Coinvolte 7 persone tra cui due generali, 2 gli umbri coinvolti

Correva lungo l’asse Roma-Spoleto la presunta truffa orchestrata da almeno 7 persone (5 uomini e 2 donne) finite nel mirino dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Spoleto e coordinata dal Procuratore Capo Alessandro Cannevale e dal Sostituto Procuratore Vincenzo Ferrigno.

In cinque mesi gli inquirenti – a condurre le indagini dallo scorso giugno è il Comando provinciale della Guardia di Finanza – avrebbero accertato almeno un centinaio di truffe, nessuna di queste ancora denunciate dalle vittime che avrebbero sborsato tra i 2 mila e gli 8mila euro.

Obbiettivo dei malcapitati era quello di conquistare un posto “fisso” ma anche, questa è sempre l’ipotesi accusatoria, il rilascio di autorizzazioni amministrative come permessi di soggiorno e porto d’armi, la cancellazione di carichi pendenti o addirittura l’esito favorevole di procedimenti giudiziari presso organi di giustizia amministrativa. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, truffa e millantato credito.

A guidare i sette, che nelle ultime ore sono stati sottoposti a perquisizioni presso le proprie abitazioni e uffici, il 56enne romano Salvatore Battaglia che millantava di essere un agente segreto in forza all’Aise.

Per accreditarsi presso le vittime, organizzavano dei veri e propri colloqui di lavoro, a volte fornendo anche dei quiz (come nel caso di partecipazione a concorsi per le Forze armate e la Polizia penitenziaria) o indicando corsi di qualificazione da frequentare.

Gli incontri avvenivano a Roma dove i giovani, stando alle intercettazioni e pedinamenti svolti dalle Fiamme gialle, incontravano di volta in volta ora un finto prelato, ora un Generale di Corpo d’armata, ora un “Principe” di un ordine cavalleresco, ora un presunto alto funzionario che prometteva l’assunzione presso la società “Italo Treno”.

Un ruolo determinante l’avrebbe avuto l’ex presidente della Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, già al centro del polverone che ha travolto nel 2013 la Banca umbra e di una inchiesta per corruzione in atti giudiziari. Per gli investigatori  era lui a reperire i candidati e a indicare “come effettuare i pagamenti”, assegnando anche una priorità di assunzione “in base al prezzo illecito pattuito”.

Un ruolo primario gli investigatori lo affiderebbero al Generale P.C., (questo sì) in servizio alla Polizia  Penitenziaria, che avrebbe “selezionato” alcuni giovani umbri promettendo loro un posto nel Corpo penitenziario o presso la Gendarmeria Vaticana.  Come pure il Generale G.G., 73 anni di Massa, un tempo in servizio allo Stato Maggiore Difesa.

Il ruolo di segretaria del presunto sodalizio criminale lo rivestiva A.C., 57 anni di Roma, che gestiva anche gli elenchi dei candidati oltre che facilitare il pagamento su postepay a lei intestate; quello di tesoriera era invece affidato ad una familiare del Battaglia, A.F. di Frosinone.

Nell’inchiesta, ancora agli inizi, è finito un altro umbro, E.F., 75 anni, originario di Città della Pieve, che si presentava come “Principe Caracciolo” e appartenente ad un importante Ordine cavalleresco: ai malcapitati diceva di avere importanti conoscenze con cariche politiche ed ecclesiali, dando così al sodalizio una maggiore credibilità.

In realtà nessuno degli interessamenti promessi per ottenere il lavoro si è mai concretizzato tanto che i sette, soprattutto Battaglia e Antonini, dovevano di volta in volta inventare mille scuse per evitare che i raggirati sporgessero denuncia alla magistratura. Da qui l’appello della Finanza alle vittime (molte delle quali indubbiamente già identificate) di sporgere formale denuncia.

L’inchiesta, come già anticipato da queste colonne, è partita da un altro filone che interessa proprio l’Antonini, difeso dall’avvocato Gaetano Puma.

Alla stampa locale l’ex n. 1 di Piazza Pianciani ha respinto tutte le accuse dichiarando di “aver solo segnalato dei giovani in cerca di lavoro, senza aver mai percepito alcun compenso”.

Il coinvolgimento di Antonini – per il momento, vale ribadirlo, anche a lui vengono contestate ipotesi di reato – sta però creando più di qualche malumore negli ambienti politici regionali, visto il suo prodigarsi nella recente campagna elettorale in favore del centrodestra.

Quanto costava la truffa

Una volta ottenuta la somma richiesta, variabile tra 2.000 e 8.000 euro, che veniva corrisposta in contanti o mediante versamento su carte prepagate, la stessa veniva spartita tra i componenti dell’associazione. Poi, a seguito del mancato superamento dei concorsi, venivano fornite ai soggetti truffati una serie di rocambolesche giustificazioni per evitare la restituzione del denaro.

L’attività condotta dal Gruppo Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle perugine, in sinergia con la Procura della Repubblica di Spoleto, rientra nel più ampio dispositivo di contrasto alle fenomenologie criminali che colpiscono le fasce più a rischio della popolazione. Per questo motivo, chiunque dovesse ritenersi parte offesa nelle vicende descritte è invitato a sporgere denuncia presso gli Organi competenti.

Fonte: tuttoggi.info

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