Sorveglianza a vista dei detenuti: un problema senza soluzione

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Recentemente un provveditore di quelli che vanno per la maggiore ha risposto ad un segretario del Sappe, sulla questione spinosa e mai risolta della Sorveglianza a Vista dei detenuti (disposta per lo più da sanitari o esperti ex art.80), che: ” … la sorveglianza a vista rientra nei presidi sanitari in quanto la gestione del detenuto sottoposto a tale regime deve avvenire con il coinvolgimento , oltreché del personale di Polizia Penitenziaria, anche degli operatori dell’Area Sanitaria e trattamentale”.
Benissimo … ecco come non rispondere e aggirare l’ostacolo.
Potremmo perfino pensare ad un premio per la migliore NON risposta.
Avremmo potuto applaudire quel provveditore se alle parole avesse aggiunto anche i fatti … se, ad esempio, avesse in qualche modo imposto o convinto le ASP locali e i Funzionari Giuridico Pedagogici a mettere un infermiere o un educatore davanti la cella del detenuto sottoposto a sorveglianza a vista, per otto ore, h24, che si dessero il cambio con l’agente.
Ma questo non è mai accaduto, e pensiamo non accadrà mai.
In mezzo a queste chiacchiere, e alle NON risposte, ci stanno i contratti di lavoro che non lo prevedono. Basti pensare che se l’infermiere si rifiuta anche di accompagnare spingendo una carrozzina un detenuto dall’infermeria alla portineria (quella è una mansione degli operatori socio sanitari, altra figura di lavoratore all’interno dell’ASP) non è perseguibile nemmeno disciplinarmente da parte dell’ASP.
Peraltro non abbiamo mai visto un educatore dietro un tavolino in mezzo alla sezione che guarda per otto ore il detenuto sorvegliato a vista … e credo non lo vedremo mai.
Ecco perché, quella di questo provveditore Unto dal Signore è una NON risposta, ovvero una risposta interlocutoria che tende a dilazionare i tempi del problema, con una presa di posizione apprezzabile ma, allo stato, animata solo da buone intenzioni, ma vuota di contenuti.
Ci chiediamo inoltre chi dovrebbe essere, (ovvero quale autorità) ad imporre un turno di sorveglianza a vista ad un infermiere o ad un educatore.
Su temi spinosi come quello della sorveglianza a vista (che toglie risorse preziose alla Polizia Penitenziaria) i cui casi sono cresciuti in modo esponenziale grazie alla legittima paura negli operatori, causata dai numerosi avvisi di garanzia delle Procure in caso di suicidi di detenuti, ci saremmo aspettati ben altre prese di posizione da parte dei nostri vertici, ovvero incontri con gli Assessori Regionali alla Sanità, incontri con i Capi Area FGP delle varie regioni, finalizzati alla soluzione del problema, stanziamenti di fondi per creare  celle video sorvegliate in tutti gli Istituti d’Italia e invece dobbiamo solo prendere atto di posizioni interlocutorie rispetto ad un problema che crea gravissime difficoltà gestionali all’interno degli Istituti.
E’ inutile dire che cresce tra la Polizia Penitenziaria l’insoddisfazione e la sfiducia nei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria che davvero non riescono a capire quali siano i veri problemi gestionali degli Istituti ma che sono pronti a scatenare un putiferio di carte non appena apprendono che è stata chiusa una cella per ristrutturazione.
Questa è la triste realtà.

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2 commenti

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    Dubito che un solo detenuto sia stato sorvegliato “a vista” che lo si controlli ogni tanto… si ma la parola “a vista” rimane una parola

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