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Speciale: Il Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria

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Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Falcone e Borsellino ed i loro uomini di scorta, la risposta dello Stato non si fece attendere. Infatti, con l’art. 19 del D.L. n. 306/92, convertito dalla legge n. 356/92, il Legislatore volle impedire che i cosiddetti “uomini d’onore” potessero ricreare nel carcere la loro subdola gerarchia che consentiva di affermare la loro supremazia criminale nel luogo di detenzione, consentendo di continuare ad impartire ordini ai sodali dell’organizzazione mafiosa che capeggiavano, mediante l’esercizio artificioso dei diritti che gli erano riconosciuti dall’Ordinamento Penitenziario. In attuazione del provvedimento Legislativo, il Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria, emanò l’ordine di servizio n. 610, del 6 luglio 1993 con cui istituiva un’apposita sezione all’interno della Segreteria Generale, deputata al coordinamento delle attività operative di Polizia Penitenziaria; denominata “Servizio Coordinamento Operativo Polizia Penitenziaria (S.C.O.P.P.)”. L’anzidetta struttura era alle dirette dipendenze dell’allora Colonnello del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia Enrico Ragosa ed era costituita da personale appartenente ai vari ruoli della Polizia Penitenziaria e di Ufficiali del disciolto Corpo.
Il citato Servizio di Coordinamento Operativo, agiva sia a livello centrale che a livello periferico, svolgendo:

  • gestione vigilanza e sicurezza della popolazione detenuta, nell’ambito di procedimenti penali di particolare delicatezza;
  • coordinamento e collegamento tra Autorità Giudiziarie e Amministrative, centrali e periferiche, in delicati procedimenti, in corso di svolgimento;
  • perquisizioni straordinarie negli Istituti penitenziari; riorganizzazione di strutture detentive;
  • specifiche deleghe di indagini conferite dall’Autorità Giudiziaria; individuazione delle caratteristiche di apposite strutture riservate per la contenzione dei collaboratori di giustizia, su incarico delle Autorità Giudiziarie, della Direzione generale Affari Penali del Dipartimento.

Con la rigorosa applicazione del regime detentivo, da norma dell’epoca, si produsse, come effetto consequenziale, l’abolizione della gran parte dei privilegi di cui i capi mafiosi illegittimamente godevano, facendo uso della forza intimidatrice espressa dall’organizzazione criminale a cui appartenevano, ed una rilevante riduzione delle comunicazioni delittuose che, i predetti detenuti, riuscivano a divulgare all’esterno del carcere. L’evoluzione normativa ha perfezionato gli strumenti giuridici messi a disposizione della Polizia Penitenziaria per contrastare il fenomeno mafioso, consentendole il raggiungimento di numerosi successi investigativi che, per strategia e opportunità, non vengono pubblicizzati.
In tutto questo tempo le organizzazioni criminali, colpite nei loro maggiori interessi, non rimasero passivamente a subire il successo dello Stato, ma reagirono con una efferata quanto inaudita violenza, compiendo stragi ed attentati terroristici in cui persero la vita persone indifese e servitori dello Stato. Non dimenticheremo mai:

  • il 7 agosto 1992 l’Agente di Polizia Penitenziaria Michele Gaglione;
  • il 13 ottobre 1992 il Sovrintendente di Polizia Penitenziaria Pasquale Di Lorenzo;
  • l’8 febbraio 1993 il Sovrintendente Capo di Polizia Penitenziaria Pasquale Campanello;
  • il 25 marzo 1994 l’Assistente Capo di Polizia Penitenziaria Luigi Bodenza;
  • il 18 novembre 1994 l’Agente di Polizia Penitenziaria Carmelo Magli;
  • il 23 dicembre 1995 l’Agente Scelto di Polizia Penitenziaria Giuseppe Montalto.

La maggior parte degli appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso era concentrata nell’Istituto di Palermo Ucciardone, dove il servizio era gestito dal quadro permanente dell’Istituto e dal personale dello SCOOP. La situazione e la dislocazione all’interno delle sezioni detentive in parte vanificavano gli sforzi tesi alla neutralizzazione dei capi mafiosi, tant’è che un collaboratore dichiarò che la soppressione di personaggi scomodi, indifferentemente se appartenenti al Corpo o al mondo esterno al penitenziario, veniva decisa all’interno dell’Istituto, potendo tali soggetti avere contatti frequenti tra loro.
A seguito dell’uccisione dell’Agente scelto Montalto, in servizio presso l’Istituto di Palermo Ucciardone, vennero ordinate dall’amministrazione Centrale una serie di verifiche che evidenziarono una situazione preoccupante. In una di queste relazioni, un Dirigente del DAP espresse chiaramente quali erano le gravi lacune del sistema detentivo, individuando alcune iniziative da assumere per ripristinare l’ordine e la legalità, soprattutto per impedire che i “capi“potessero continuare a perseguire i loro intenti criminali.
La prima iniziativa intrapresa fu quella di demandare l’intero servizio ad un contingente di personale appositamente individuato e non del luogo; successivamente tale personale doveva essere periodicamente avvicendato, per evitare di fornire ai reclusi la possibilità di avere riferimenti sul personale. Fu così che, il 27 maggio 1997, il Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria, con proprio decreto, istituì il Gruppo Operativo Mobile – G.O.M. -, ponendolo alle sue dirette dipendenze funzionali. Questa struttura operativa assorbì totalmente il personale, i mezzi e le attrezzature tecnicologistiche del Servizio Coordinamento Operativo Polizia Penitenziaria assumendo competenze e funzioni che le consentivano di assolvere agli obblighi scaturenti dalle nuove disposizioni di legge.

Il 19 febbraio 1999, con provvedimento di rango ministeriale, venne assegnata una nuova veste istituzionale al Gruppo Operativo Mobile attribuendogli il compito di curare, su richiesta del Direttore dell’Ufficio Centrale Detenuti, le traduzioni e i piantonamenti dei detenuti ed internati ad altissimo indice di pericolosità e con particolare posizione processuale, da effettuare, per motivi di sicurezza e riservatezza, con modalità operative anche in deroga alle vigenti disposizioni amministrative in materia. Oltre a ciò, fu demandato al GOM di provvedere o partecipare, secondo le specifiche disposizioni impartite dal Direttore Generale, al servizio di custodia dei detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41 bis Ordinamento Penitenziario, laddove esistesse l’opportunità di ulteriori misure di sicurezza; nonché dei detenuti “collaboratori di giustizia” ritenuti dall’Ufficio di maggiore esposizione a rischio.

E, ancora, intervenire nei casi previsti dal primo comma dell’art. 41 bis legge 26 luglio 1975 n. 354 e curare l’esecuzione di servizi di tutela e scorta assegnati alla responsabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria dal Comitato provinciale o nazionale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica allorché interessassero personale in servizio presso l’Amministrazione penitenziaria esposto a particolari situazioni di rischio personale. Al GOM fu anche chiesto di predisporre il servizio videoconferenze e, per quanto riguarda questo servizio, il personale Polizia Penitenziaria del Gruppo Operativo Mobile fu inviato a frequentare uno specifico corso di formazione, presso la Telecom. Il personale formato fu successivamente distribuito negli istituti penitenziari individuati come sedi per le video conferenze e tale servizio fu, in un secondo tempo, ceduto al personale effettivo del Corpo colà in servizio. Il GOM, nel corso degli anni è stato chiamato più volte per effettuare le perquisizioni straordinarie anche in Istituti dove non sono presenti detenuti ristretti ex art. 41 bis O.P., isole comprese. Nell’anno 2001, il personale del Gruppo Operativo Mobile, secondo la dicitura dell’epoca, contribuisce alla sicurezza del G8 di Genova, occupandosi della scorta degli arrestati e fornendo utili informazioni in sinergia con la Centrale Operativa interforze istituita ad hoc, circa la viabilità in quei giorni cruenti. Dal 4 giugno 2007, a seguito di una più generale riorganizzazione strutturale dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro della Giustizia ha rivisitato il precedente provvedimento ministeriale del 1999, con proprio decreto, per attribuire al Gruppo Operativo Mobile una maggiore e più efficiente versatilità operativa, dettagliandone compiti e funzioni. Il suo Direttore, da allora, viene nominato dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria tra gli ufficiali Generali del Ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia fino alla disponibilità di qualifiche dirigenziali nei ranghi della Polizia  Penitenziaria. Attualmente è diretto dal Generale di Brigata Mauro D’Amico. Lo schema logico strutturale, con cui quest’ultimo provvedimento ministeriale ha riorganizzato il Gruppo Operativo Mobile, prevede delle deleghe, intrinseche all’incarico dirigenziale, che consentono un’autonoma gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, assegnate all’anzidetto Ufficio di Staff, per intervenire in tutte quelle situazioni di fatto che per la loro criticità debbono essere gestite con le modalità tipizzate dal primo comma dell’art. 41 bis o.p. e di assolvere ai prescritti compiti di vigilanza e custodia dei detenuti destinatari del provvedimento indicato dal secondo comma dell’appena citato art. 41 bis. Per lo svolgimento dei compiti stabiliti dal secondo comma dell’art. 2 del DM del 2007, l’allora Ministro della Giustizia attribuì al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria la competenza in ordine alla determinazione dell’organico del personale di Polizia da assegnare al Gruppo Operativo Mobile, su proposta del Direttore del GOM, acquisito il parere della Direzione Generale del Personale e sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del Corpo. Il Capo Dap dispose anche l’istituzione dei reparti periferici, presso gli istituti ed i servizi dell’Amministrazione Penitenziaria, per realizzare in concreto le disposizioni impartite ai sensi dell’art. 41 bis o.p.. Attualmente il GOM è costituito da una sede logistica, dislocata presso la Scuola di Formazione “Giovanni Falcone”, in Roma, dove ha sede l’ufficio del Direttore, dove è custodita la Bandiera di Istituto concessa al Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria con DPR dell’11 marzo 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71, del 28 marzo del 2011. Al personale del Gruppo Operativo Mobile è stata concessa la Benemerenza dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile per le attività svolte durante il terremoto dell’Aquila. Dal Direttore del Gruppo Operativo Mobile sono contabilmente amministrati e gerarchicamente posti alle sue dipendenze 12 reparti periferici, 11 dislocati negli istituti penitenziari del centro nord ed uno presso la Casa Circondariale di Sassari, un centro servizi, situato presso il polo di Rebibbia Roma, un’aliquota di personale presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria per la gestione dei maxi-processi e un’autorimessa, così denominata dall‘Amministrazione Centrale, dove vengono accentrati tutti gli automezzi acquistati dal DAP per essere successivamente assegnati alle varie sedi. Sin dalla sua istituzione il Gruppo Operativo Mobile ha prioritariamente svolto i compiti di custodia e vigilanza dei detenuti sottoposti allo speciale regime penitenziario previsto al secondo comma dell’art. 41 bis, ex lege n. 354/75, mantenendo a tutt’oggi il principio, già ritenuto rilevante, della rotazione del personale nei vari Reparti Operativi Mobili presenti sul territorio nazionale.

I Direttori del Gruppo Operativo Mobile:

Dal 1997 ad Agosto 2004 Gen. b. Alfonso Mattiello
Dall’ Agosto 2004 al Maggio 2005 Gen. b. Domenico Scialla
Dal Giugno 2005 al 14.07.2005 Ten. Col. Bruno Pelliccia
Dal 14.07.2005 al 08.01.2007 Gen. b. Mauro D’Amico
Dal 08.01.2007 al 08.03.2012 Gen. b. Alfonso Mattiello
Dal 08.03.2012 ad oggi Gen. b. Mauro D’Amico

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