Storica medaglia mondiale nello skeleton, è ‘made in Fiamme Azzurre’

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Valentina Margaglio e Mattia Gaspari regalano all’Italia una storica medaglia di bronzo nello skeleton. I due atleti delle Fiamme Azzurre hanno centrato il terzo posto nella staffetta mista dei Mondiali di Altenberg (Germania). In precedenza l’unica medaglia italiana in questa specialità risaliva alle Olimpiadi di St. Moritz del 1948 quando Nino Bibbia salì sul gradino più alto del podio nel singolo.

Ventiseienne di Pontestura (Alessandria), con papà italiano e mamma della Costa d’Avorio, Valentina ha realizzato il terzo tempo fra le donne, consegnando a Mattia, ventisettenne ampezzano, una posizione difesa brillantemente dagli attacchi dell’agguerrita concorrenza.

Mattia Gaspari e Valentina Margalio Skeleton Fiamme Azzurre
Mattia Gaspari e Valentina Margalio

Margaglio stenta ancora a crederci: “Sapevamo che si poteva ottenere un buon piazzamento ma non pensavamo inizialmente che potesse finire talmente bene. Sicuramente i primi sei-sette a partire sono stati un po’ favoriti, perchè è uscito il sole che ha un po’ smollato il ghiaccio, ma bisognava prendere l’occasione al volo e noi ci siamo riusciti. Il direttore tecnico Maurizio Oioli, lo staff tecnico composto da Christian Steger, David Mair, Milko Campus (tecnico delle Fiamme Azzurre, ndr) e Andrea Gallina stanno facendo un gran lavoro, la Federazione ha investito nella giusta direzione negli ultimi due anni”.

“Io ho cominciato seriamente a praticare skeleton da un paio d’anni – continua Valentina – e sono solo all’inizio del mio cammino. Arrivo dal mondo dell’atletica leggera, dove praticavo le prove multiple, ho un diploma tecnico-turistico. Ho una buona tecnica di spinta, tuttavia devo ancora imparare bene a guidare sulle piste della Coppa del mondo, spero di arrivare alle Olimpiadi di Pechino 2022 in grado di lottare per le posizioni di vertice”.

Per Mattia Gaspari la medaglia di Altenberg è un piacevole ritorno: ne centrò una, sempre di bronzo e sempre in Germania, ai Mondiali juniores 2016 di Winterberg. Poi la sfortuna di una doppia rottura del tendine d’Achille che avrebbe abbattuto chiunque. E invece… “Invece sono andato avanti fra mille sofferenze perché sapevo che avrei potuto battere la sfortuna e ce l’ho fatta – racconta Mattia -. Il bene ha trionfato sul male, ci ho creduto sempre e alla fine il lavoro ha pagato”.

“Fisicamente non sono ancora al 100% – ci tiene a precisare -, da quest’anno ho cambiato addirittura lato di spinta per non mettere troppa pressione alla gamba sinistra. L’obiettivo era quello di prendere familiarità con l’altra parte, è come se un tennista destrorso decidesse di giocare con la mano sinistra. Non sono nemmeno riuscito a fare la preparazione ideale dopo due stagioni di inattività, perché volevo tornare a essere prima di tutto un atleta. In queste settimane sono arrivato a spingere a circa un decimo del mio personale, significa che ci stiamo avvicinando a quello che ero prima dell’infortunio. Abbiamo un sistema che funziona, gli ingranaggi sono oliati sempre meglio per l’intero gruppo, viaggiamo tutti nella stessa direzione”.

Fonte:gnewsonline.it

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