Terrorismo: allerta su eventi e feste. E in carcere monitorati 30 islamici dal NIC

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Dopo gli attentati di Strasburgo innalzate le misure di sicurezza. Il giornalista ferito gravemente in Francia stava seguendo un master a Bologna, oggi si riunisce il comitato per l’ordine pubblico in Prefettura

Maggiore vigilanza su mercatini e feste di strada, sugli eventi che richiamano un elevato numero di persone, controlli rafforzati su stazione e aeroporto e sugli obiettivi da sempre considerati sensibili in città. Dopo l’attentato di Strasburgo, nel quale tra l’altro è rimasto gravemente ferito il giornalista Antonio Megalizzi, 28enne originario di Rovereto che sta seguendo un master a Bologna, l’Italia ha innalzato al massimo il livello dei controlli antiterrorismo in vista delle festività. L’indicazione è arrivata ieri al termine della riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) che si è tenuta al Viminale e nelle prossime ore verrà recepita dalla Prefettura dove oggi si terrà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, un vertice già programmato da tempo ma che per forza di cose affronterà il tema dell’innalzamento delle misure di sicurezza. Già oggi dovrebbe arrivare una nuova circolare del Dipartimento di Pubblica sicurezza che conterrà una serie di raccomandazioni per le forze di polizia da adottare in occasione di manifestazione ed eventi. Nulla che non si sia fatto finora, naturalmente. Solo una rimodulazione del dispositivo generale di sicurezza con un occhio di riguardo a sistemi anti intrusione, pre filtraggi e vigilanza su eventi culturali e turistici in grado di richiamare un grande afflusso di pubblico.
Il lavoro dell’intelligence
Come sempre avvenuto dopo un attentato nel cuore d’Europa, si rafforzerà in parallelo il lavoro di intelligence anche se al momento non risultano minacce imminenti per il nostro Paese e, va da sé, per l’Emilia-Romagna. Come da indicazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini, si presterà sempre più attenzione al web, formidabile strumento di auto indottrinamento, e ai luoghi di preghiera dove i contatti degli investigatori con gli imam e le associazioni sono da sempre strettissimi, proprio per cogliere qualunque possibile segnale di radicalizzazione. Il pericolo, qui come altrove, è rappresentato da potenziali lupi solitari, foreign fighters di ritorno, autoindottrinati dalla propaganda jihadista sul web, e, soprattutto, da detenuti islamici arrestati per reati comuni che dietro le sbarre potrebbero radicalizzarsi.
Controllo dei soggetti «radicalizzati»
Sono una trentina i soggetti monitorati nelle carceri dell’Emilia-Romagna, perché considerati a rischio elevato, attenzionati, il livello medio, o semplicemente sotto osservazione, coloro cioè che hanno manifestato comportamenti anomali e per questo sono finiti sotto la lente del Nic, il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. La selezione si basa su alcuni indicatori come l’improvviso rifiuto di partecipare alla preghiera con gli imam moderati, la barba lunga, il rifiuto di cibi e bevande «occidentali» o, nei casi più gravi, l’esultanza dopo gli attentati. I loro nomi sono inseriti in una lista in continuo aggiornamento. Accanto alle generalità vengono annotati i livelli di rischio potenziale in base a precisi indicatori valutati di volta in volta dagli esperti di intelligence. Funziona così in tutta Italia e l’Emilia-Romagna non fa eccezione.

Massima allerta anche in Emilia Romagna

La nostra regione è considerata tra le quattro più a rischio dopo Lombardia, Lazio e Piemonte, come dimostra anche il numero dei soggetti espulsi perché ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. Solo nel 2018 sono stati 14, 25 negli ultimi tre anni. Questo non vuol dire che nel nostro territorio il rischio sia più elevato che altrove, anche se siamo la quinta regione per numero di intercettazioni telefoniche disposte per inchieste antiterrorismo ( il 2,7% del totale). L’attività di prevenzione è stata del resto finora il punto di forza messo in campo dalle nostre forze di sicurezza. Emblematico il caso di Yousef Zaghba, il terrorista italo-marocchino, a lungo di stanza a Bologna dove viveva la madre, che partecipò all’attentato al London Bridge di Londra nel giugno del 2017. Fu fermato al Marconi e costantemente monitorato. Solo che i servizi inglesi non lo ritennero un pericolo per la sicurezza nazione.

Fonte: corrieredibologna.corriere.it

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