Un Corpo a … pezzi

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Spesso, all’interno di quello che una volta era un carcere (oggi è qualcos’altro) volgiamo lo sguardo intorno a noi e ci chiediamo di chi sia la colpa di questo disastro, domandandoci: “… ma come mai ci siamo ridotti così?”
Sicuramente è colpa dei precedenti Governi che hanno avuto (complice anche l’Europa) attenzioni a senso unico nel cercare il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti; nel cercare di delineare una nuova gestione dei detenuti più rispondente alle mutate esigenze, perdendo sempre più di vista la sicurezza, perdendo di vista la giusta attenzione che meritava il personale di Polizia Penitenziaria … la Grande Vittima di questo sistema.
Tra blocco delle assunzioni, chiusura del Manicomi Giudiziari e Legge Madia ci siamo ridotti a gestire le carceri in quattro gatti. E non sono bastate le migliaia di aggressioni ai danni del personale, 7 suicidi all’anno di poliziotti penitenziari, migliaia di riformati per stato ansioso, per smuovere i nostri vertici e farci dedicare quelle attenzioni che meritiamo per rivendicare con forza il nostro ruolo tra le forze di polizia.
Niente … Niente di tutto questo.
La politica poi, specie quella giustizialista (che purtroppo ha largo seguito tra moltissimi colleghi)  ci ha letteralmente abbandonati; le carceri scoppiano, ma non bisogna parlare di indulti o di amnistie, i detenuti con gravissimi problemi psichiatrici vengono arrestati e lasciati marcire in carcere o in ospedale (piantonati da noi che già soffriamo per le gravissime carenze di personale) per difficoltà di collocamento, facendo letteralmente impazzire la front line ovvero la Polizia Penitenziaria.
Spesso si tende a criticare la politica della prima Repubblica, e pur tuttavia, per quei politici che avevano delineato una scala dei lavori usuranti, l’agente di custodia veniva subito dopo il minatore delle miniere di carbone di Marcinelle.
Un motivo c’era: questo lavoro non si può fare più arrivati ad una certa età. E’un lavoro che ti logora dal di dentro come un tarlo ed è per questo che gli agenti di custodia (tanto vituperati) potevano andare in pensione dopo vent’anni di servizio.
Oggi con la globalizzazione e con le politiche restrittive sulle pensioni, si è costretti a lavorare nei penitenziari fino ad oltre 50 anni con tutti i problemi fisici che derivano da una vita di turni notturni, di orari sballati, di stress; con le conseguenze inevitabili di attacchi cardiaci, malattie cardiovascolari o afferenti alla sfera psichiatrica, che stanno decimando questo Corpo di Polizia.
Un Corpo che sta cadendo letteralmente a pezzi.

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