Villa Ambrogiana a Montelupo Fiorentino. Storia di una villa che dai fasti della nobiltà toscana decade sino a trasformarsi in un istituto di detenzione e pena

Dopo essere stati a Montevergine  (AV) ed aver assaporato un po’ della sua storia, accompagnata dall’arte e i suoi misteri, oggi l’angolo delle meraviglie ci porta in Toscana. 

La Toscana, è senza alcun dubbio una delle regioni più belle della nostra splendida Italia, non a caso questa Terra è protagonista indiscussa nel panorama turistico mondiale. I paesaggi, il patrimonio artistico e le importanti città, prima tra tutte Firenze, rendono questa regione unica al mondo.

La Toscana sino al 1861 è stata un’entità indipendente, nota con il nome di “Granducato di Toscana”. 

I Medici, antica e potente famiglia fiorentina ottennero il controllo, prima della città di Firenze, e in seguito del Granducato. 

Durante i suoi  duecentonovanta anni di storia, grazie alla loro potenza politica ed economica, i de’ Medici, trasformarono questo regione attraverso le opere e i servigi dei migliori artisti dell’epoca, in un vero museo a cielo aperto. 

Anche le loro tenute furono impreziosite da stupende ville, che oltre ad essere luoghi di riposo o di svago, spesso rappresentavano il centro delle attività economiche dell’area in cui erano state edificate. Le prime ville dei de’ Medici furono quelle del Trebbio, e quella di Cafaggiolo, fatte erigere intorno al XIV secolo esclusivamente per il controllo dei fondi agricoli nella zona del Mugello, della quale erano originari la famiglia de’ Medici. 

Nel quattrocento, Cosimo il Vecchio fece edificare le ville di Careggi e  Fiesole, edifici ancora severi nelle forme, ma dove iniziano ad essere presenti degli elementi di svago: cortili, logge, giardini. Con il passare degli anni, la potente famiglia fiorentina, di pari passo con lo svilupparsi dei loro interessi in tutta la Toscana, estesero queste strutture architettoniche anche in zone lontane da Firenze, capitale del Granducato di Toscana. 

Alla fine del cinquecento il sistema territoriale delle ville, dalle forti valenze economiche e strategiche, consisteva in almeno 17 tenute principali. 

A queste vanno aggiunte altre secondarie, d’interesse per lo più agricolo, per un totale di circa trenta ville. 

Molto più numerose furono poi le fattorie medicee e gli innumerevoli casini di caccia sparsi in tutta la Toscana. 

La villa più maestosa, è senza alcun dubbio quella chiamata comunemente l’Abrogiana. 

Il suo nome deriva dal casato della famiglia che ne fù proprietaria prima dell’acquisto da parte dei Medici. Per l’appunto: gli Ambrogi. Ferdinando I de’ Medici  già cardinale a Roma, la comprò nel 1573, solo dopo vent’anni decise di trasformare radicalmente l’edificio e il suo uso. 

L’aspetto della villa è uno dei più maestosi tra tutte le ville medicee: Quattro solide torri con una loggia su ciascuna sommità, sporgono dagli angoli del corpo principale formato da quattro grandi ali che cingono un ampio cortile quadrato con annessa cisterna.

Nel 1670 Cosimo III, incaricò il famoso architetto Tacca di eseguire ulteriori lavori alla villa, e contestualmente la dotò di una chiesa e di un convento dedicato a S.Pietro d’Alcantara. 

Il convento fu collegato alla villa, tramite un lungo corridoio coperto dal quale il sovrano poteva raggiungere la chiesa ed assistere alle messe da un coretto. Inoltre fece decorare il salone del primo piano,trasformandolo in una sorta di parco, in cui figure di pastorelle danzano fra gli alberi, inframezzati da rovine di antichi edifici. 

Persino le due porte di accesso al salone sono affrescate, tanto da farle sembrare passaggi segreti. 

La villa posta sulla riva sinistra del fiume Arno, godeva di una posizione strategica, la vicinanza al corso del fiume e la possibilità di usufruire degli ampi appezzamenti boschivi, rendeva questa residenza extraurbana particolarmente comoda, per soggiorni di svago, o per fugaci soste ai viaggiatori di passaggio tra Firenze e Livorno. 

Nel  1737 con l’estinzione della dinastia medicea il Granducato di Toscana passò ai Lorena d’Austria, e la villa poco alla volta perse la sua importanza, tanto che nel 1824 Leopoldo II (ultimo granduca) decise di destinare il convento (già soppresso) a casa di pena femminile, e le imponenti scuderie della villa a penitenziario maschile, scelte che segnarono le successive destinazioni dell’edificio. Infatti quando nel 1860 la villa diventò proprietà dello Stato Italiano fu sottoposta al Ministero della Giustizia, che l’ha utilizzata come manicomio criminale (OPG con la riforma dell’Ordinamento Penitenziario del 1975) sino al 2017 anno di definitiva chiusura dello stesso. 

Con immenso piacere, posso dire di avere avuto l’onore di aver lavorato per la nostra Amministrazione in questa splendida villa per ben sei anni, dove ho avuto il piacere di conoscere persone eccezionali, tra i quali; tanti ottimi colleghi, personale civile, ma soprattutto, ho un ottimo e piacevole ricordo del Direttore sanitario (Franco Scarpa) e del Comandante di Reparto (Adriano Rigatti). 

Persone preparatissime nelle loro funzioni,e ricche di umanità, nonché  grandi estimatori della villa, vi garantisco che facevano davvero di tutto per sensibilizzare il personale e gli altri addetti ai lavori  a rispettare in ogni modo l’ambiente che ci ospitava.  

Peccato che oggi questa meravigliosa struttura è chiusa al pubblico. Tranne in poche occasioni dove in tanti hanno potuto visitare questo gioiello dell’architettura rinascimentale, occasioni avvenute dopo accordi stipulati con il comune di Montelupo Fiorentino e il demanio dello Stato proprietario della struttura. Insomma, se vi capita di essere in Toscana, ricordate che qualsiasi provincia voi siate .. c ‘è sempre una villa medicea da visitare, fatelo e resterete MERAVIGLIATI…

Felice Terra la nostra. Tesori da (ri)scoprire. Tesori da preservare. 

di Antonio Montuori

  • SOCIAL SHARE :

Informazioni sull'autore

Avatar
WhatsApp Ricevi news su WhatsApp